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L'oro scende a 4.100 dollari oncia mentre il petrolio torna a correre

Le tensioni in Medioriente continuano a influenzare i mercati finanziari

L'oro scende a 4.100 dollari oncia mentre il petrolio torna a correre
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Dopo mesi a saltellare fra le stelle, l'oro continua la sua lenta frenata, con il prezzo spot che ieri ha perso quasi il 3,5% ed è sceso a 4.112 dollari l'oncia, sui livelli più bassi dalla fine di marzo e ben lontano dai picchi di 5.600 dollari l'oncia di qualche mese fa. Le vendite sono alimentate dal rafforzamento delle aspettative di tassi d'interesse elevati più a lungo e dal conseguente aumento dei rendimenti obbligazionari.

Le tensioni in Medioriente continuano a influenzare i mercati finanziari. I nuovi attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani, successivi all'abbattimento di un elicottero americano, hanno sostenuto le quotazioni energetiche e riacceso i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche a livello globale. Il Brent è tornato a 94,4 dollari al barile (+3,2%), mentre ad Amsterdam il Ttf a 50,4 euro al megawatt/ora, in crescita del 12% nell'ultimo mesi.

Insieme all'oro, sono scesi anche gli altri metalli preziosi: l'argento è scambiato a 64,6 dollari al grammo, il platino ha perso il 3,4% a 1.667,9 dollari l'oncia mentre il palladio è calato dell'1,5% a 1.204,2 dollari.

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