Le Borse affondano Milano sotto attacco Cade Wall Street

L’Italia è finita sotto l’attacco della speculazione internazionale. La giornata nerissima vissuta dalla Borsa di Milano ne è la prova: il crollo di Piazza Affari, meno 4,27%, non ha avuto pari in Europa, dove gli altri listini hanno subito flessioni generalizzate, ma meno straordinarie (Parigi meno 2,2%, Londra meno 1,52%, Zurigo meno 0,95%, Francoforte meno 0,84%). Meglio di Milano hanno chiuso anche le Borse dei Paesi più in bilico: Madrid ha perso il 2,93%, Lisbona meno 2,37%. Atene, nel giorno dell’approvazione delle misure di austerità, ha chiuso addirittura in positivo: più 1,39%. Milano ieri ha bruciato 11 miliardi, in Europa sono andati in fumo 260 miliardi in tre sedute. Ma, chiuse le Borse in Europa, ha preso a precipitare anche Wall Street: fino a due ore dalla chiusura il Dow Jones e il Nasdaq perdevano poco più dell’1%, poi sono crollati fin quasi al 9%, per chiudere con gli indici rispettivamente a -3,2% e -3,4%. In serata si è poi saputo che l’improvviso affondo era stato provocato dall’errore di un operatore, che in un ordine aveva scambiato milioni con miliardi (ha scritto «billion» al posto di «million»), mandando in tilt il mercato.
Anche l’euro ieri ha subito i contraccolpi della paura: la valuta europea è affondata sotto 1,27 dollari, ai minimi da 14 mesi. La moneta è piombata a 1,2635 dollari da 1,2814 degli ultimi scambi di mercoledì a New York.
Sotto tiro, sulla Borsa italiana, sono finiti soprattutto i titoli bancari e finanziari, dopo il giudizio espresso da Moody’s e interpretato con preoccupazione dal mercato. I timori di un «effetto contagio» proveniente dalla Grecia hanno riportato il settore vicino ai livelli toccati il 9 marzo 2009, il punto più basso della crisi. Dopo aver segnato flessioni anche di 10 punti percentuali, i titoli sono risaliti leggermente nel finale. Intesa Sanpaolo, scesa sotto i 2 euro, ha chiuso a 2,09 euro, ai minimi dall’8 aprile 2009, in calo del 7,73%. Mediobanca ha ceduto l’8% a 6,035 euro, ai minimi dal 31 marzo 2009. Unicredit ha perso il 7,42% a 1,685 euro, ai minimi dal 14 maggio 2009. Ubi è arretrata del 6,79%, Mps del 6,61%, il Banco popolare ha perso il 6,35%. L’ondata di vendite non ha risparmiato nessun istituto, nemmeno quelli minori. Il rischio default per le banche europee è salito ai massimi da 13 mesi: i Credit default swap (Cds), strumenti usati per assicurarsi rispetto a questo rischio, su 25 banche hanno segnato un rialzo fino a 20 punti base a un totale di 168 punti: il livello più alto dall’aprile 2009.
Significativo ciò che è avvenuto sul mercato del reddito fisso, che nel pomeriggio ha registrato un’altra potentissima ondata di vendite generalizzate e di acquisti verso la Germania. Ieri, come riferiscono dalle sale operative milanesi, è stata una giornata di panico, con gli investitori che hanno venduto tutto ciò che appare a rischio - dalle Borse, ai titoli di Stato periferici, a quelli «semi-periferici», come qualcuno definisce i titoli italiani. «La gente chiede solo Germania, non vuole più nulla di rischioso in portafoglio». Un vero «attacco della speculazione». Interessante uno sguardo ai rendimenti, che costituiscono il termometro del rischio: il bund tedesco decennale è sceso infatti al 2,79%, mentre i titoli greci sono balzati all’11,38%, con un divario salito in un giorno da 771,3 a 859,2 punti base, mentre i titoli biennali sono schizzati al 17,35%. I rendimenti decennali portoghesi sono saliti al 6,763%, quelli irlandesi al 5,785%, quelli spagnoli al 4,43%, quelli italiani al 4,167% con uno spread di 137,4 punti base (117,1).
I numeri indicano che il timore di insolvenza della Grecia e la preoccupazione di un effetto domino persistono nonostante il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, abbia ribadito che il rischio di default di Atene è «fuori discussione», e che Portogallo e Spagna «non sono come la Grecia». Dello stesso avviso («fuori questione un’insolvenza della Grecia») l’Fmi, per bocca della sua portavoce.
Il fatto che ieri il consiglio della Bce non abbia discusso l’opzione di acquistare titoli di Paesi dell’Eurozona in difficoltà è stato accolto negativamente dal mercato, sempre più preoccupato di un contagio della crisi. L’acquisto di tali titoli è stato definito da Trichet una vera e propria «arma nucleare» contro il crollo dei bond, ma che presenta grossi rischi per Francoforte.
Senza svelare quali ulteriori strumenti la Bce possa utilizzare contro un contagio dell’emergenza finanziaria, il presidente della Bce non ha comunque chiuso del tutto la porta aperta a nuove misure, se mai la situazione dovesse peggiorare. Per il futuro «non si può escludere nulla», ha detto in risposta a chi gli chiedeva se una discussione sull’acquisto dei titoli governativi fosse ipotizzabile.
Ieri la Bce ha lasciato i tassi fermi all’1% come atteso. Da Lisbona, uno degli epicentri della crisi cui casualmente toccava di ospitare la Bce, Trichet ha voluto inviare il segnale che occorre mantenere la calma, nonostante le Borse in picchiata, i rendimenti alle stelle e le proteste. Egli ha invitato anche a non sopravvalutare i mercati, sottolineando che la Bce ha una capacità di analisi maggiore rispetto alle agenzie di rating, i cui allarmi stanno contribuendo alle fibrillazioni delle Borse.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti