L’umore di Amorim è quello dei giorni complicati. Espressione nera come la barba che circonda il viso prima di sciogliersi in un sorriso e addirittura scherzare con un cronista che gli spiattella quale dovrebbe essere lo schieramento di stasera contro il Lecce. È evidente che lo 0 a 2 col Benfica, prima europea, ha lasciato molte crepe a Milanello con sospetti di divisione interna con i senatori, visione questa smentita dall’interessato che si è definito «coerente nel confronto col gruppo e per questo rispettato» senza negare naturalmente l’insoddisfazione degli esclusi. «Io ho più informazioni di tutti con cui fare delle sintesi» è la sua conclusione che porta dritti però a una formazione senza calcoli perché dopo il Lecce c’è la maxi sosta e sarebbe doloroso chiudere i conti dei primi 5 turni senza un successo.Non solo. Amorim è pronto anche a correggere le risposte offerte dopo il Benfica che hanno aperto un varco di credibilità sulla sua comunicazione. «Ho detto che non sempre gli allenatori hanno a disposizione tutti gli interpreti giusti per la propria idea di calcio» la prima seguita dalla seconda sulla possibilità di cambiare sistema di gioco per riannodare meglio i fili della difesa («mi riferivo al fatto che per migliorarla bisogna migliorare il possesso palla»). Siamo sempre sul piano della teoria mentre qui è il caso di passare alla pratica. E soprattutto è il caso di invertire la rotta di un Milan che non fa mai gol nei primi tempi. «Forse è semplicemente un caso e comunque ci sarà bisogno di più connessione tra i singoli» spiega il portoghese sciorinando una serie di numeri che scagionano Ramos da ogni responsabilità (pochissimi passaggi decisivi in area di rigore verso l’attaccante principe). Alla domanda chiave («ma il gruppo ti segue?») la risposta è generica: «Stiamo cambiando modo di giocare». Che è poi vero e che prevede la disponibilità di maggior tempo per passare da una filosofia all’altra. La conclusione è una sola: il Milan stasera, con lo stadio ancora una volta esaurito e Cardinale in tribuna, ha bisogno di vincere. E pensa di farlo con i migliori a disposizione con la sola eccezione di lasciare in panchina qualcuno in grado di offrire un contributo offensivo nella ripresa (si pensa a Cisse che le ha giocate tutte mostrando qualche sintomo di stanchezza).

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