Se è stata vera gloria, lo scopriremo intorno alle ore 20 di stasera. Perché l’Atalanta che la Juventus si troverà di fronte allo Stadium sarà certamente meno malleabile di quanto lo siano stati gli olandesi del Nec pochi giorni fa, al debutto in Europa League. Quel 5-0, insomma, va tarato eccome e anche in casa bianconera un punteggio così roboante non ha scatenato eccessivi entusiasmi: Spalletti ieri ha anche preferito non parlare, un po’ per non ripetersi e per tenere la testa soltanto sul match odierno, quello che dovrà davvero far dimenticare l’incredibile ko del turno precedente contro il Sassuolo e lo scialbo pareggio casalingo contro il Milan. Poi ci sarà la sosta, lunga e insolita: la Juve l’affronterà vedendo partire oltre metà squadra, dal che ne deriva il bisogno di affrontarla con la mente sgombra da (troppi) cattivi
pensieri. Detto che il già avvenuto recupero di McKennie restituisce credibilità a qualunque abito la Signora decida di indossare (leggi difesa a tre o a quattro, con relativi equilibri da ricercare in mezzo al campo), resta da fare un enorme lavoro per garantire compattezza e per far sì che la stessa risulti pericolosa in attacco: Kolo Muani dovrebbe per esempio tornare a occupare il ruolo di centravanti, pur se contro il Nec ha immediatamente lasciato il segno quando è stato schierato largo a sinistra con Woltemade punta centrale. Peccato che in quella zona, in realtà occupata dall’attualmente infortunato Yildiz, oggi ci sia Alajbegovic e che quindi l’equivoco si confermi grande come una casa costringendo Spalletti a equilibrismi continui. E ora c’è anche il problema del secondo portiere: per Grabara lesione al legamento crociato destro, stagione finita.
Dall’altro lato, ci sarà l’Atalanta di Sarri che ha già perso due partite su quattro e che proprio per questo sarà ancora più affamata, oltre che dotata tecnicamente e con ogni probabilità in mezzo al campo quel Kessie che la Juve ha inseguito per mesi. Potrebbe saltarne fuori un match intrigante, con il sale rappresentato dal ritorno allo Stadium (non per la prima volta) dell’ultimo tecnico con cui la Juve ha vinto lo scudetto, nell’ormai lontano 2020: tra Sarri e il popolo bianconero (con l’allora presidente Andrea Agnelli) non era mai scattato il giusto feeling e nessuna delle parti lo ha mai nascosto. Oggi, per il Comandante, difficilmente ci saranno tanti applausi.
