Nelle poltrone del Palladium di Londra erano seduti Jean e Stanley Matthews jr, figli di sir Stanley Mattews, il campione inglese che vinse la prima edizione del Pallone d’oro, nel 1956, celebrata nella sala del municipio di Blackpool. Matthews, astemio, si presentò con i capelli lucidi di Brylcreem, al tempo guadagnava 100 sterline a settimana ed erano già soldi per un buon vivere. Harry Edward Kane, ventitré milioni di stipendio annui, ha atteso l’annuncio della vittoria tenendo le mani giunte a coprire il naso e gli occhi, come accade ad attori e attrici alle cerimonie degli Oscar, dove e quando nessuno conosce il verdetto finale. Kane portava, al bavero del doppiopetto, un piccolo poppy, il papavero rosso che i britannici indossano a fine ottobre fino all’11 novembre, simbolo della memoria per ricordare i caduti della Prima guerra mondiale e di tutti gli altri conflitti. A differenza di sir Matthews, Harry Kane ha celebrato l’evento con champagne e birra bavarese ma non ha mai dimenticato la casa inglese, viene dalla città di Leytonstone la stessa che diede origine ad Alfred Hitchcock. C’è stata suspense anche nel teatro londinese, Mbappé ha sperato fino all’ultimo respiro e, infatti ha commentato. «Io penso di essere il migliore».
Il Pallone d’oro, che di oro ha soltanto un velo di 18 carati, per il resto è ottone, zinco e cemento, per un valore orafo di alcune migliaia di euro (se fosse tutto in oro peserebbe 60 chilogrammi e varrebbe oltre un milione di euro), il trofeo, dunque, ha ribadito la forbice ormai aperta tra la serie A e il resto d’Europa e del mondo. Lautaro Martinez, piazzatosi ventiduesimo, è l’unico rappresentante del nostro campionato, 9 vengono dalla Ligue 1, 7 dalla Liga, 5 dalla Premier league, 4 dalla Bundesliga, 2 dal campionato saudita, 1 dalla Major League Soccer, prevalenza di calciatori spagnoli (6), seguìti da francesi (5), portoghesi (4), brasiliani e inglesi (3), argentini (2) a chiudere, 1 rappresentante a testa, Senegal, Georgia, Norvegia, Marocco, Ecuador, Colombia, Messico. Scomparsi, sconfitti, eliminati gli italiani, premiati i gol di Kane, 73 in 65 presenze tra Bayern Monaco e nazionale inglese, gli attaccanti hanno la prevalenza, lo conferma Ronaldo Luis Nazario de Lima che ha consegnato il premio, sul podio, con l’inglese, Mbappé e Yamal, il presente e il futuro degli ultimi venti metri del football.
Si è chiusa l’epoca di Cristiano Ronaldo, fuori addirittura dalla lista dei top 29, Messi resiste al quinto posto, il premio non ha riguardato chi ha vinto il Mondiale o la Champions ma è stato un riconoscimento alla carriera di un inglese di trentatré anni, in ombra e in disparte rispetto alla luce abbagliante degli altri attori. Il George Harrison del football.
