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Calcio

Como, i padroni stranieri che hanno capito gli italiani

Centinaia di milioni spesi partendo dai giovani, marketing che governa ogni decisione e la capacità di intercettare i tifosi meglio dei patron nostrani

Como’s supporters during the UEFA Champions League football match between Como and RB Leipzig - Champions League 2026/2027 - Giuseppe Sinigallia in Como , north Italy - Thursday , September 10 , 2026. Sport - Soccer (Photo by Spada/LaPresse)

Stranieri, sì. Proprietario, presidente, allenatore, la gran parte dei giocatori. Ma stranieri che hanno capito in fretta cosa piace agli italiani, verrebbe da dire anche più di certi storici proprietari nostrani, in perenne conflitto con la tifoseria, si pensi a Lotito, Cairo o De Laurentiis, che pure ha vinto 2 scudetti in 3 anni. Stranieri che sono in Italia per fare soldi, ma che a differenza dei fondi hanno scelto un’altra via per arrivare all’obiettivo. Stranieri che coltivano la nostra storia e non la calpestano, che in un’estate hanno risistemato uno stadio e aspettano di costruirne un altro.

Certo, i fratelli Hartono potevano scegliere le rive svizzere del lago Lemano per fare il loro business e trasformare il Servette in una delle squadre più forti d’Europa. Invece, fortuna per noi, hanno puntato su Como, con un progetto totale: imprenditoria, turismo, ovviamente calcio. Si fa presto a dire che l’hanno fatto con i soldi, ma perché non riconoscergli le idee? Comunicazione, marketing, pallone. A capo del progetto sportivo non hanno messo un mammasantissima della panchina, uno di quegli immortali che trova sempre un posto (e ciascuno pensi a chi preferisce pensare). Hanno voluto Fabregas, promosso quando la squadra era ancora in Serie B e già in zona promozione. Volevano quel calcio, non quello tradizionale di Moreno Longo, che pure stava vincendo il campionato.

E Fabregas li ha ripagati un anno fa, quando ha preferito restare a Como piuttosto che passare all’Inter, dove forse avrebbe già vinto uno scudetto. Sapeva cosa aveva dietro e ha voluto andare avanti. È arrivato quarto, è sbarcato in Europa, sta continuando a vincere e smettiamo di dire che lui e la sua squadra sono una sorpresa o tanto meno una favola. Nulla avviene per caso. Perché a Como hanno scelto giocatori giovani e non vecchie glorie all’ultimo contratto. Hanno pagato calciatori che oggi valgono il triplo, per questo Fabregas ha ragione quando nega che Diao (12 milioni per un 19enne) sia costato caro. Oggi ne vale 60, ma soprattutto fa la differenza in campo.

Struttura snella: presidente, direttore sportivo e allenatore col suo staff e soprattutto con un’agendina fitta fitta di numeri buoni, per buoni consigli. L’elenco è lungo e Baturina non è nemmeno l’ultimo gioiello della lista, perché anche dal mercato di quest’anno usciranno nuovi campioni. Lo stesso Nico Paz è un assegno circolare: pagato 60 milioni quest’anno, l’anno prossimo ne varrà molti di più. A Como sono bravi e poco conta che i detrattori, ché ancora esistono, già fissino la data di scadenza del fenomeno, legandola alla presenza di Hartono sul lago. Como sta vivendo un sogno e a farglielo vivere sono gli stranieri che meglio di tutti hanno capito gli italiani.

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