E ora tutti sul carro di Michael Kayode. Il mattatore del trionfo azzurro in Turchia ora è in copertina ovunque e viene considerato uno dei migliori terzini d’Europa. Eppure qualche anno fa non ci credeva (quasi) nessuno. Motivo per cui il gioiello classe 2004 sta diventando un rimpianto per molti. A partire dalla Juve nella quale il laterale di Gattico Veruno (paesino del novarese vicino a Borgomanero dove è nato) ha fatto le giovanili, prima di essere scartato in Primavera e costretto a ripartire dai Dilettanti col Gozzano. Un abbaglio clamoroso. Così come possono nutrire rimorsi pure Atalanta e Inter, alle quali era stato proposto diciottenne ma non ci hanno creduto.
Kayode, infatti, simboleggia la miopia del nostro calcio che troppo spesso va a pescare autentici carneadi all’estero piuttosto di puntare sui ragazzi emergenti nostrani militanti nelle categorie inferiori. Tra l’altro la parabola di Michael ricorda quelle vissute da Torricelli e Grosso: gente che ha scritto la storia del calcio italiano dopo essere partita dalla Serie D. Ora tocca a Kayode, che sfreccia veloce sulla fascia e pure nella vita (a soli 22 anni ha già messo su famiglia con Eleonora e ad agosto è diventato papà di Amelie). L’Inter a giugno aveva provato a riportarlo in Italia, ma la richiesta del Brentford era troppo alta (50 milioni). Il suo futuro sarà in un top club inglese.
Chissà cosa ne pensa Francesco Totti, che quando giocava a fare il procuratore con l’agenzia CT10 aveva individuato in Kayode un talento sui cui puntare prima di lasciarselo sfuggire. Alla fine per il terzino la svolta è arrivata 3 anni fa, quando ha incontrato il talent scout Andrea Ritorni che l’ha portato alla Fiorentina. Il resto è storia di oggi: tutti pazzi per Kayode. Anche se con colpevole ritardo
