Ora è ufficiale: tra Andrea Abodi, ministro per lo sport, e Giovanni Malagò, presidente della figc appena eletto (con il 70% dei voti) siamo a uno spettacolare duello rusticano. Disputato a suon di dichiarazioni chirurgiche, con aggettivi e definizioni che arricchiscono il dibattito di media e social a pochi giorni dalla scena madre. Già perché l’appuntamento-chiave è fissato per martedì 6 tra le 13 e le 15 («orario deciso su indicazioni dell’agenda di Malagò» fanno sapere al foro Italico), nemmeno 24 ore dopo Italia-Turchia di lunedì sera a Bologna. In quella occasione la giunta del Coni dovrà decidere il commissariamento del calcio italiano a causa del mancato requisito (tesseramento) da parte del candidato Malagò che, tra l’altro, è componente del Cio, il comitato olimpico internazionale. Luciano Buonfiglio presidente del Coni si è preparato richiedendo una serie di pareri legali («non lasceremo spazio a interpretazioni»), altrettanto ha fatto Malagò arruolando altri esperti della materia. Così gli esponenti della giunta, non tutti laureati in giurisprudenza, si ritroveranno a dover decidere sul caso. Dietro le quinte si è anche aperta la caccia al voto che segnala un nodo molto aggrovigliato riferito alla presenza di Diana Bianchedi, vice-presidente vicario del Coni, che si è appena dimessa da capo-delegazione del club Italia di fatto cancellando il potenziale conflitto d’interessi. Anche qui c’è da attendere la pronuncia dell’Anac che arriverà prima del voto. Esclusa anche la rappresentante della figc Elisabet Spina (tesserata Milan) per evidenti motivi.
Poi ci sono le pressioni e le contropressioni. Per esempio è stato accreditato un monito del Cio sull’invasione di campo effettuata dalla politica che fonti del foro Italico hanno smontato. Di contro proprio Buonfiglio (e Abodi) ha ricordato che il Coni è un ente pubblico, di conseguenza un voto contra legem potrebbe portare a una causa per danno erariale. È la guerra dei Roses in salsa sportiva. Il timore di Buonfiglio è che la presenza in giunta di esponenti legati da amicizia a Malagò possa mandarlo in minoranza (ha già ricevuto i voti contrari dei suoi due vice-presidenti per il commissariaramento della federpesistica) procurando la crisi politica del Coni stesso. Abodi ha cavalcato l’argomento provocando le dimissioni di Diana Bianchedi. E qui la cronaca del duello rusticano rimette in fila lo scambio di dure espressioni dei due protagonisti. Malagò ha condiviso la scelta del suo capo delegazione perché «l’entrata di Abodi è non convenzionale, sgrammaticata e fuori luogo». A stretto giro di agenzia, la replica di Abodi: «Non ho nemici, non li voglio e non li cerco ma ho il sacrosanto diritto di esprimere un’opinione rispettosa. Diffido di chi giudica e non fa mai autocritica». Il probabile commissariamento della figc pone una questione politica anche alla Lega di serie A che ha convocato per lunedì mattina una riunione informale tra i 20 club e decidere una linea comune.
