Nel patrimonio gigantesco lasciato in eredità da Franco Baresi al mondo Milan e al calcio italiano, ci sono in particolare due lezioni che meritano, in queste ore di sgomento e di smarrimento, di essere scolpite nella memoria collettiva. La prima riguarda la scelta fatta da Silvio Berlusconi durante i primi giorni dell’anno 1986 quando decise di acquistare il Milan. Per soccorrere il club rossonero ridotto sul ciglio del fallimento dalla gestione Farina nel frattempo fuggito in Sud Africa, si propose dapprima Dino Armani, già passato dal cda milanista (vice-presidente durante la presidenza Duina), imprenditore del ramo petroli. Nel corso di una riunione a due, ad Arcore, tra Berlusconi e Armani, quest’ultimo, commentando l’ammontare dei debiti cui fare fronte, raccontò di aver già trovato la strada attraverso la quale recuperare una parte della cifra da sborsare subito. «Boniperti mi ha chiesto Paolo Maldini e con Mantovani sono d’accordo per cedergli eventualmente Franco Baresi»: in sintesi fu questa la proposta che Berlusconi e i suoi collaboratori considerarono subito inaccettabile.
Dal giorno dopo l’incontro, Fininvest decise di fare da sola, Maldini e Baresi rimasero a Milanello. Con tutto quello che ne seguì.
Seconda lezione. Se quel Milan, in così poco tempo, dal febbraio ’86 al dicembre ’89 (quando tornò da Tokyo con la coppa Intercontinentale dopo aver conquistato scudetto e coppa dei Campioni), riuscì in una impresa semplicemente unica, parte del merito fu proprio questa: valorizzare al meglio, con l’acquisto di stranieri giusti (i tre olandesi) uno zoccolo duro costituito dal settore giovanile, una miniera per quella squadra. Franco Baresi appunto, Costacurta, Galli, Maldini, Evani divennero il marchio di fabbrica del gruppo che ammaestrato da Sacchi riceverà poi dall’Uefa il titolo di «squadra più forte di tutti i tempi». In una foto storica che ritrae la prima visita di Berlusconi a Milanello, appena diventato proprietario del club, tra Paolo Rossi e Liedholm in prima fila, si riconoscono tra gli altri Mandressi, Carotti e Zanoncelli che poi non furono confermati nelle stagioni successive. Il Milan americano sul punto ha appena compiuto una inversione a u dal punto di vista strategico. Negli
anni precedenti infatti ha visto partire da Milanello oltre a Donnarumma (decisivo il volere dell’agente dell’epoca Mino Raiola), Locatelli, e di recente Liberali su cui proprio nelle settimane passate Cardinale ha tentato un recupero (non riuscito) per riportarlo alla casa madre. La conseguenza pratica è stata una sola: i contratti di Camarda e Comotto sono stati rinnovati fino al 2031. Non si è trattato di un semplice rinnovo contrattuale ma è stato dato un segnale di nuova politica a tutto il settore giovanile. Amorim subito dopo l’amichevole con il Celtic ha chiarito i suoi piani. E per Camarda ha stabilito che non andrà in prestito da qualche parte ma rimarrà nel Milan e sarà nella rosa dei titolari. Quasi a chiudere il cerchio, nel messaggio scritto da Cardinale dedicato alla scomparsa di Baresi c’è un passaggio che sembra riallacciare i lembi storici di quel Milan prodigioso («Franco ha incarnato i valori, il carattere e l’eccellenza che definiscono questo club»).
