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Calcio

Addio “Piscinin” Gigante. Franco Baresi, cuore Milan

Il Capitano con la maiuscola del Milan invincibile e della Nazionale se ne è andato portato via a 66 anni da un tumore. Leader silenzioso, esempio di stile, era vice presidente onorario dei rossoneri

epa13143538 (FILE) - Former Italian soccer player Franco Baresi of AC Milan in action during an exhibition soccer match between Persepolis and AC Milan at the Azadi stadium in Tehran, Iran, 28 November 2013 (re-issued 31 July 2026). Franco Baresi died at the age of 66, his former club AC Milan announced on 31 July 2026. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH *** Local Caption *** 51122131

Il Capitano con la maiuscola, del Milan invincibile e della Nazionale, semplicemente Franco Baresi è volato via, vinto da un timore carogna che lo ha prima colpito al colpito e poi lentamente consumato. Avevamo cominciato a temere il peggio il 6 luglio, giorno del raduno del Milan di Cardinale e Amorim: di Franco Messina traccia, solo qualche risposta evasiva. Il 3 agosto di un anno fa la prima notizia a bruciapelo con il ricovero e l’intervento chirurgico per rimuovere un nodulo e la speranza di una miracolosa guarigione. A San Siro si ripresentò 4 mesi dopo, una domenica di freddo pungente, dicembre del 2025 domenica dedicata alla sfida col Sassuolo. Inquadrato dalle telecamere ebbe un’ovazione testimonianza perenne dell’affetto e della riconoscenza di un popolo ancora in amore.L’ultima immagine pubblica di Franco fu la notte del 6 febbraio durante la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina: camminava insicuro, lui che affrontava Maradona senza paura, sorretto da Beppe Bergomi l’altro testimonial. Da allora è uscito di scena. Baresi all’inizio della favola fu semplicemente «Piscinin», il piccolino, adottato bambino dopo un provino negativo all’Inter, da tutto il Milan qui inteso come famiglia calcistica quasi per compensare la perdita drammatica dei genitori in un incidente stradale. Più tardi, cresciuto senza mai diventare un gigante in altezza ma capace di diventare un autentico mostro di eleganza e bravura tecnica, divenne per la narrazione rossonera «Kaiser Franz», con la minuscola così da entrare nella ristretta cerchia degli eredi naturali di Franz Beckenbauer, icona mondiale del calcio anni settanta oltre che del movimento tedesco. Di diverso rispetto al suo progenitore ammirato da bambino, Franco Baresi (all’anagrafe Franchino 8 maggio 1960) ebbe subito il numero stampato sulla schiena: scelse il 6 chissà per quale banale motivo che divenne una sorta di stemma per tantissimi anni, specie poi nella stagione in cui quel numero si trasformò nel simbolo del capitano storico del primo Milan berlusconiano fino alla decisione, inedita per l’epoca, all’atto di chiudere la carriera, di «sospendere» quel numero così da conservarne in eterno il ricordo indelebile. Così volle Silvio Berlusconi, così volle il Milan, così vollero i suoi tifosi.Basterebbero questi semplici dettagli per rendere la storia personale e calcistica di Franco Baresi come unica e inimitabile, a tal punto da conservare un posto d’onore nella grande rassegna dei capitani del Milan partita da Cesare Maldini per passare a Gianni Rivera e quindi proprio a Franco che cedette il suo scettro nientemeno che a Paolo, figlio di Cesare. Dopo aver vissuto il purgatorio della serie B conobbe il paradiso dei trionfi ripetuti: collezione di scudetti, coppe dei Campioni, coppe intercontinentali legate al magico ciclo berlusconiano.Con l’avvento a Milanello di Arrigo Sacchi, il «Piscinin» cominciò a guidare la difesa come una sorta di auto, avanti e indietro con un sincronismo spettacolare a tal punto da provocare qualche mal di testa tra gli assistenti degli arbitri, e lo stordimento degli attaccanti avversari finiti nell’imbuto del fuorigioco. «Alza troppo la manina» schiumarono in tanti per l’abitudine di Baresi di segnalare la posizione di fuorigioco dei rivali scappati ma finiti nella trappola tesa da lui e dai suoi sodali, Costacurta, Tassotti e Maldini, non una difesa ma una sorta di prigione per gli attaccanti rivali.Mai una polemica, mai una intemerata, mai una intervista velenosa, mai una mancanza di rispetto: Franco Baresi è cresciuto in un calcio poco disposto alla comunicazione e perciò pronto ad esercitare la propria leadership. In Nazionale molti ricorderanno le sue lacrime amarissime -consolate dal Raffaele Ranucci, capo delegazione azzurro- dopo la finale di Pasadena mondiale 1994 e quel rigore volato sopra la traversa: fu una scena tenerissima che diede conto del dramma sportivo vissuto in quella circostanza. Nell’ultimo Milan, quello americano ha recitato il ruolo di vice-presidente onorario e di bandiera capace di sventolare anche in assenza di vento. Non è una semplice posizione di rendita ma la conferma, pubblica e solenne, che si può esercitare ancora il ruolo di capitano molti anni dopo aver smesso una carriera colma di successi, di mani alzate e di corse in avanti per ricacciare indietro gli attacchi altrui.Dell’attuale Milan americano è stato il vice-presidente onorario perché capace di difendere, con la sola presenza, come in occasione della festa per i 125 anni del club, l’onore e la storia del Milan. Di recente ha scritto un paio di libri che tendono a scolpire la prestigiosa carriera e la fedeltà ai colori. Operazione indispensabile per salvare la memoria di un capitano che non sarà mai ricordato soltanto per quella fascia portata al braccio.


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