Nella settimana che ha visto quattro squadre italiane esordire in Champions League, la Juventus è rimasta a guardare. Ed è lì, sul palcoscenico più prestigioso che ci sia, che i bianconeri vogliono tornare. Così, alla vigilia dell’impegno di stasera sul campo del Sassuolo, Spalletti non nega la difficoltà e il fastidio del momento: «Non giocarla ci brucia tantissimo, ci ha fatto male e creato problemi. Queste sensazioni dovranno diventare uno stimolo e fare in modo che in noi aumenti la voglia di giocare contro i migliori al mondo». Inutile girarci intorno: la ferita brucia ancora e a poco servirà il debutto in Europa League previsto per giovedì prossimo: la Champions è un’altra cosa e, soprattutto, è l’abito senza il quale la Signora si sente sminuita.
Fatta questa premessa, oggi c’è da riprendere confidenza con i tre punti dopo il pareggio casalingo contro il Milan: scialbo
per usare un eufemismo, visto il (poco) spettacolo offerto da entrambe le formazioni. Una settimana dopo, la Juve ha perso per un bel po’ Locatelli («le responsabilità andranno suddivise tra tutti»), non avrà ancora McKennie ma prova a non piangersi addosso: «Abbiamo costruito una rosa completa, con due giocatori validi per ruolo. Non voglio parlare di chi mancherà e so che chi giocherà sarà all’altezza e avrà più minuti del solito per mostrare le proprie qualità». È per esempio il caso di Koopmeiners, ma anche di Douglas Luiz che strada facendo è diventato un punto fermo della squadra di Spalletti: «Ha fatto vedere da più parti di essere un calciatore forte, aveva però bisogno di sentire fiducia. Quando è arrivato, teneva troppo la palla: ora ha capito che più la muove e più la tocca». Magari non tutti ne sono così convinti, ma quel che conta è il parere dell’allenatore e del resto la crescita del brasiliano è stata riconosciuta anche da
Ancelotti, che lo ha appena richiamato in nazionale. I due intesi come Koopmeiners e Douglas Luiz formeranno inevitabilmente la coppia di centrocampo, mentre in attacco non è da escludere l’esordio dal primo minuto di Woltemade in coppia con Kolo Muani e in una posizione di campo tutta da verificare perché «può ricoprire più ruoli e ci ha già fatto vedere di che pasta è fatto».
Dall’altro lato, il Sassuolo di Aquilani cui Spalletti riserva elogi incondizionati in quanto «fin da giocatore aveva lo zaino pieno di qualità». Le stesse che non difettano a gente come Berardi e Adzic, quest’ultimo spedito in Emilia proprio dalla Juve per diventare grande a tutti gli effetti.
