Nell’ultimo giorno d’estate 2026, potrebbe essere nata una Juventus più che presentabile e futuribile. Capace di battere 2-0 l’Atalanta, ma soprattutto di lasciare una bella impressione di sé: quadrata, organizzata, attenta. Ed equilibrata praticamente per tutti i novanta minuti. Magari non ancora pungente e pericolosa in attacco come Luciano Spalletti e i tifosi vorrebbero, però propositiva e volitiva. Con la testa giusta per soffrire in certi momenti della partita ma anche con la consapevolezza della propria forza.
E così, dopo essere passata in vantaggio al confine della prima mezzora, la Signora ha poi legittimato il successo con un secondo tempo brioso: il centrocampo ha trovato la quadratura giusta con l’intelligenza tattica di Weston McKennie e il ‘nuovo acquisto’ Nico Gonzalez, argentino che riesce a legare al meglio il reparto con l’attacco.
Quanto alla difesa, ha sofferto ben poco riproponendo un Bremer in versione lusso (al di là del gol che ha chiuso i conti) e un Lucumì in deciso progresso. Poi, finalmente, Spalletti si è goduto il Kolo Muani immaginato un paio di mesi fa: schierato centravanti, il francese stavolta non si è immalinconito, ha corso e lottato, salvato un gol sul colpo di testa a colpo sicuro di Kristensen, rincorso gli avversari e puntato la porta di Carnesecchi sfiorando anche il successo personale.
Tutti hanno dato l’impressione di divertirsi e di avere le idee chiare, così che lo Stadium ha apprezzato e applaudito: come non aveva (vergognosamente) fatto prima dell’inizio del match quando si era trattato di rispettare la memoria di Sandro Mazzola osservando un minuto di silenzio, invero violato e con buona parte della curva Sud girata di spalle rispetto al terreno di gioco intonando anche un disgustoso coro. In un pomeriggio che avrebbe potuto essere di festa e basta, una macchia indelebile.
