C’è Gilardino per Chivu, un pezzo di Milan contro l’Inter. La panchina del Parma conquistata durante la sosta, in cui gli emiliani hanno pensato di esonerare Cuesta, forse colpevole di avere vinto l’ultima partita prima dello stop. Bizzarra, la vita. «Avevo voglia di ricominciare, in questi 9 giorni dacché sono a Parma, ho dormito pochissimo. E sono contento di ripartire da San Siro», confessa Gilardino. L’incrocio è affascinante e nessuno potrà fargliene una grande colpa se perderà con l’Inter, come peraltro già è capitato a tutti quelli che quest’anno sono venuti a Milano. E chissà se i nerazzurri lasceranno anche a lui 2 gol di vantaggio, come hanno fatto nelle ultime 3 di campionato (Napoli, Udinese e Roma) e in Champions a Madrid, l’unica rimonta poi fallita. Curioso notare come il Parma (di Cuesta) abbia finora subito 7 gol, uno in meno dell’Inter. Chivu riparte dall’alto del primato condiviso con le squadre romane, la sosta gli ha restituito Lautaro in extremis (titolare martedì col Bruges), gli ha tolto Jones infortunatosi ad Appiano, ma almeno gli ha restituito Calhanoglu, che ha smaltito gli acciacchi nel tempo che avrebbe dovuto trascorrere in Nazionale. A Istanbul gli rimproverano di non essersi presentato nemmeno da capitano non giocatore a Italia-Turchia di Bologna, ma Chivu lo difende, «ho voluto io che si allenasse con il gruppo, e lunedì l’allenamento era di pomeriggio».
Comincia oggi la fase 2 della stagione, che per l’Inter e le altre squadre in coppa, significano 9 partite in meno di un mese (l’8 novembre ci sarà Inter-Como). Un blocco ovviamente non decisivo, ma sicuramente importante per vedere l’effetto che fa giocare 3 volte a settimana. Abbordabile la Champions (Bruges, Shakhtar e Feyenoord), scivoloso il campionato, che dopo il Parma metterà sulla rotta nerazzurra Bologna, Fiorentina, Venezia e soprattutto il Milan, in una partita, il derby, che Lautaro & C. non vincono da 2 anni. Un mese in cui il campionato proverà a scoprire l’anti-Inter, anche se a Chivu piace sempre giocare con le parole: «E perché non l’anti-Roma o l’anti-Como?», sbotta, fingendo di non sapere che lo scudetto sta sulla maglia nerazzurra e che l’Inter è la favorita di tutti. «Sappiamo chi siamo, non serve che ci ricordino che abbiamo la medaglia al collo».
