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Calcio

L’uomo che vendette se stesso

Finisce il calciomercato (per ora): un teatrino dei sogni sempre più milionario al grido di “lo. facciamo per i tifosi”. Ma nessuna storia batterà mai di Ivor Broadis

Ivor Broadis

Per poco, per carità, ma domani finisce il calciomercato. Poi si ricomincerà subito a parlare di svincolati e già della finestra di gennaio, perché per i tifosi il miglior calciatore della loro squadra è sempre il prossimo: presidenti, dirigenti e (soprattutto) procuratori lo fanno solo per loro, ovvero per noi, per cui respiriamo un attimo che poi si riparte. In questo minimo lasso di tempo torneremmo volentieri a parlare di calcio, ma prima - per chiudere il cerchio - celebriamo il momento raccontando la storia di Ivor Bradis, sfumata nel tempo ma che dovrebbe essere sempre attuale.

Broadis è probabilmente il protagonista dell’aneddoto più bizzarro nella storia del calcio inglese: nel 1946, a soli ventiquattro anni, dopo alcune presenze con il Manchester United, viene ingaggiato dal Carlisle United come player-manager. È stato, ovviamente, il più giovane di sempre in questo doppio ruolo e se la cavava anche benino. Il club, però, non altrettanto economicamente e così la proprietà lascia a lui il compito di scegliere chi sacrificare tra le offerte ricevute. Tra queste, una spicca su tutte: 18.000 sterline dal Sunderland, cifra enorme per l’epoca, capace di risolvere quasi ogni problema di bilancio.

Il dettaglio surreale è che il giocatore richiesto dal Sunderland è proprio Broadis, lui da manager coscienzioso più che da giocatore geloso del proprio conto in banca, decide di accettare: cede se stesso per il bene del club che dirige. La sua carriera prosegue con soddisfazioni: arriva la nazionale inglese (14 presenze e 8 gol) e nel 1955 vince la FA Cup con il Newcastle pur senza scendere in campo in finale dopo un litigio con l’allenatore. Alla fine torna al Carlisle, di nuovo come player-manager, fino al 1959, prima di chiudere la carriera in Scozia e diventare poi giornalista sportivo.

Insomma un eroe, che ha fatto il calciatore, il tecnico, il manager e sì, anche il critico da carta stampata. Come dite? Manca solo il procuratore? Ai tempi non esistevano. E - senza voler generalizzare il calciomercato di oggi (ma un po’ facendolo) - per fortuna…

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