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Messi contro Kane e Mbappé contro Yamal: ne resteranno due

Francia, Spagna, Inghilterra e Argentina si giocano la Coppa: l'Europa piazza tre squadre su quattro, ma a tenere accesa la fiaccola di un altro emisfero c'è ancora lui, Leo Messi

Messi contro Kane e Mbappé contro Yamal: ne resteranno due

Alla fine, come spesso accade quando la storia del calcio si mette a fare i conti con sé stessa, sono rimaste in scena quattro squadre che il pronostico della vigilia aveva già iscritto quasi per intero nell'albo delle predestinate, con un'eccezione che pesa come un macigno: il Brasile, che pure viaggiava nel novero delle grandi favorite, si è arenato prima del traguardo, rimanendo fuori da un Mondiale che sognava di riportare a casa dopo un'attesa ormai logorante. Al suo posto, nel quartetto delle semifinaliste, sono avanzati gli inglesi, capaci di attraversare gli ostacoli del tabellone con quella feralità propria di chi non solleva il titolo dal lontanissimo 1966 e continua a inseguirlo tra euforie improvvise e cadute rovinose. Restano dunque in lizza Francia, Spagna, Inghilterra e Argentina, e il dato politico-sportivo più eloquente è che tre squadre su quattro provengono dal Vecchio Continente: l'Europa si conferma, ancora una volta, il laboratorio più fitto e più spietato del calcio contemporaneo. A rappresentare le altre latitudini resta soltanto l'Argentina, e con lei soprattutto un uomo, un monumento vivente che a trentanove anni continua imperterrito a riscrivere record che sembravano ormai consegnati al passato.

Francia: la superfavorita

La Francia è, per distacco, la più completa delle quattro superstiti. Ha ritrovato negli ottavi e nei quarti la propria identità migliore, quella fatta di verticalità, imprevedibilità e di uomini che il gol ce l'hanno scritto nel sangue: contro il Marocco è arrivato un secco 2-0 che ha confermato Kylian Mbappé come termometro assoluto della squadra di Deschamps. È la nazionale dal potenziale tecnico più alto dell'intero lotto, quella che sulla carta dispone di più soluzioni offensive e di più qualità individuale distribuita sull'intero fronte d'attacco, con Dembélé, Doué e Olise a completare un reparto che intimorisce chiunque lo guardi. La fragilità resta la tenuta difensiva nei momenti di pressione più alta, quando i transalpini concedono più di quanto vorrebbero e lasciano scoperti spazi che formazioni più organizzate potrebbero sfruttare senza pietà. La stella capace di risolverla, ancora una volta, è Mbappé, appaiato a Messi nella classifica dei marcatori del torneo e desideroso di consacrarsi definitivamente, issando al cielo quel trofeo che gli sfuggì, per un soffio, nel 2022. Ad attenderla c'è la Spagna, e la chiave tattica risiederà tutta nella gestione degli spazi in transizione: se Deschamps saprà concedere il possesso senza concedere il campo, la verticalità francese potrà punire in ripartenza un centrocampo iberico abituato a schierarsi con una linea difensiva altissima.

Spagna: la forza del collettivo, in attesa di Yamal

La Spagna, dall'altra parte del tabellone, è forse la squadra che interpreta il calcio più compiuto e più riconoscibile dell'intero Mondiale: possesso ragionato, verticalizzazioni fulminee, un centrocampo che soffoca l'avversario prima ancora che questi possa respirare. Il 2-1 sofferto contro il Belgio, deciso ancora una volta da Mikel Merino, ha tuttavia dimostrato che anche la Roja sa complicarsi la vita da sola, quando l'avversario si chiude con ordine e rinuncia a giocare a viso aperto. Il punto debole resta la dipendenza dai lampi di ispirazione individuale nelle partite più bloccate, quando il possesso sterile rischia di trasformarsi in un boomerang psicologico. La stella capace di accendere la luce nel momento giusto è sempre Lamine Yamal, ma la vera forza spagnola — visto che il fenomeno del Barcellona è ancora a secco di reti — resta un organismo collettivo che funziona come un'orchestra ben diretta. Contro la Francia, la partita si giocherà proprio su questo crinale sottile: la Spagna dovrà scegliere se insistere con il proprio dogma del possesso oppure accettare più duelli individuali, ben sapendo che ogni pallone perso a centrocampo può tramutarsi in campo aperto per Mbappé, il giocatore più letale del torneo in queste circostanze.


Inghilterra: spezzare una maledizione lunga sessant’anni

L'Inghilterra arriva da un percorso nervoso, segnato da supplementari e sofferenze prolungate: contro la Norvegia di Haaland ci sono voluti i tempi supplementari e una doppietta di Jude Bellingham per scongiurare l'ennesima delusione ai rigori, o peggio, l'ennesima eliminazione a un passo dal traguardo. Non è la squadra più elegante, né quella dal potenziale tecnico più raffinato — quel primato resta francese —, ma è probabilmente il gruppo con il maggior numero di uomini capaci della giocata risolutiva nel singolo episodio, sebbene resti meno avvezzo a governare la pressione dei momenti decisivi, come conferma la storia recente dei Tre Leoni nei grandi tornei. Bellingham è la stella designata a issarsi sulle spalle una nazionale che insegue il titolo da sessant'anni; Harry Kane resta il finalizzatore silenzioso ma letale, sempre pronto a pungere al momento opportuno. Di fronte trova l'Argentina, e questa non è una semifinale come le altre: al netto del pallone, tra le due nazionali aleggia ancora l'ombra della guerra delle Falkland-Malvinas del 1982, che ha reso ogni precedente tra le due squadre — dal gol di mano di Maradona nell'86 in avanti — un capitolo che trascende lo sport. Sul piano tattico, l'Inghilterra dovrà provare a spezzare la costruzione bassa argentina con un pressing alto e ben organizzato, consapevole che concedere campo a Messi tra le linee equivale, quasi sempre, a subire gol.

Argentina: Messi vuole chiudere infrangendo un altro record

L'Argentina, infine, è la squadra che vive ancora nell'orbita di un uomo solo, ma che sa cavarsela egregiamente anche quando il suo miglior giocatore tira il fiato: contro la Svizzera è arrivato un 3-1 sofferto ai supplementari, con Mac Allister ad aprire le marcature, il pareggio elvetico di Ndoye a complicare tutto, e infine Julián Álvarez e Lautaro Martínez a completare l'opera dopo l'espulsione di Embolo. Il punto di forza è l'esperienza da campioni in carica, un gruppo che sa esattamente come si vince un torneo lungo e nervoso; la fragilità è l'età media di una rosa che comincia ad avvertire il peso delle partite ravvicinate e dei supplementari accumulati. Ma la stella, quella vera, porta un nome solo: Leo Messi, che con otto reti guida la classifica marcatori a pari merito con Mbappé, in una corsa che promette di incendiare anche le ultime notti di questo Mondiale, quasi un ultimo dono che il più grande di tutti vuole concedersi prima del tramonto.

Contro l'Inghilterra, oltre al peso simbolico e storico di una rivalità che affonda le radici anche fuori dal rettangolo verde, la chiave sarà la gestione dei ritmi: l'Albiceleste dovrà abbassare i giri della partita e far scorrere il pallone con pazienza certosina, evitando la battaglia fisica e le seconde palle, terreno in cui i Tre Leoni, più fisici, potrebbero avere la meglio.

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