In un mondiale da 48 squadre, il più grande di sempre, non tutte le nazionali hanno avuto un cammino simile. A parte le complicazioni legate ai visti o ai rischi geopolitici, i giocatori della nazionale della Repubblica Democratica del Congo hanno vinto sicuramente il titolo per l’avvicinamento più complicato al mondiale nordamericano. La nazionale ed i tifosi che avrebbero voluto seguire i propri idoli sono stati costretti a passare tre settimane in quarantena per l’ultima epidemia del virus ebola che ha colpito alcune regioni dell’enorme paese africano. La federazione ha trovato un modo per evitare di passare 21 giorni in albergo ma molti dei coloratissimi tifosi che seguono sempre la nazionale centrafricana non sono stati ammessi negli Stati Uniti. Vediamo quindi come si presenta il Congo alla vigilia dell’incrocio col Portogallo di Cristiano Ronaldo, che si giocherà mercoledì alle 19.
Leopardi frenati dall’epidemia
Pochi degli spettatori che hanno visto i giocatori del Congo arrivare con una divisa molto curiosa, con una specie di pelle di leopardo che richiama i tempi dello Zaire di Mobutu, difficilmente possono immaginare il calvario che hanno dovuto passare prima di debuttare nel mondiale nordamericano. I Leopardi, ultima nazionale a qualificarsi per la Coppa del Mondo tramite gli spareggi intercontinentali, hanno dovuto affrontare un ostacolo del tutto imprevisto nella loro preparazione: un’epidemia mortale. A colpire le regioni al confine tra Congo e Uganda è una variante del virus ebola conosciuta come Bundibugyo, particolarmente virulenta e per la quale non esiste al momento né una terapia né un vaccino. L’epidemia, iniziata a soli 22 giorni dal calcio d’inizio del mondiale nordamericano, ha già causato 135 morti ed un numero di contagi che sta per superare le mille unità.
Appena arrivato l’allarme dell’Oms, il governo degli Stati Uniti ha immediatamente attivato le procedure per evitare che il virus entrasse nel territorio dell'Unione: chiunque abbia visitato il paese africano recentemente dovrà passare 21 giorni in isolamento totale prima di poter accedere negli Stati Uniti. Nonostante gran parte dei giocatori congolesi giochi in Europa, non sono mancati casi di contagio: Bushiri è stato costretto a rinunciare alla convocazione, venendo sostituito da Tshibola. Parecchi membri della spedizione ufficiale, membri dello staff tecnico o lavoratori della federcalcio locale sono stati costretti a rimanere a casa. Si è provato a salvare il salvabile cancellando il ritiro iniziale previsto a Kinshasa ed anticipando di una settimana il ritiro in Belgio, dove inizialmente era prevista solo la seconda parte della preparazione mondiale. Inevitabile, poi, la cancellazione dell’amichevole prevista a Cadice contro la nazionale del Cile.

Niente "statua" (tifoso simbolo), CR7 ci sarà
La nazionale del Congo è famosa per l’entusiasmo e la creatività dei tifosi che seguono i Leopardi ovunque nel mondo. L’attesa per la prima partecipazione alla Coppa del Mondo dalla disastrosa spedizione del 1974, quando l’allora Zaire fece una magrissima figura al mondiale tedesco, era alle stelle ma moltissimi tifosi dovranno vedersi le partite della nazionale dal divano di casa. L’assenza più dolorosa è quella del tifoso più famoso, Michel Kuka Mboladinga, conosciuto con il soprannome di Lumumba: il tifoso simbolo del Congo si presenta allo stadio con giacca e cravatta, impeccabile e rimane immobile come una statua durante i 90 minuti della partita. L’arrivo della delegazione negli Stati Uniti quattro giorni fa da Parigi è stata accompagnata da grande nervosismo, specialmente dopo i problemi riscontrati all’immigrazione negli ultimi giorni. Visto che la quarantena non è stata espletata in maniera tradizionale, si temeva un incidente diplomatico che, per fortuna, non si è verificato: giocatori e staff tecnico sono arrivati al ritiro di Houston, dove sono stati accolti dai tifosi emigrati negli Stati Uniti o in altri paesi europei.

Il ct del Congo, il francese Sebastien Desabre, ha provato a fare buon viso a cattivo gioco: “Sono passati tanti anni da quando i nostri tifosi hanno visto la nazionale al mondiale. Siamo riusciti a guadagnarci l’accesso alla fase finale: ora tocca a noi fare un buon lavoro in questo torneo”. Considerata la situazione sanitaria nel paese centrafricano, la speranza è che i Leopardi riescano a ripetere l’impresa di Capo Verde, frenando il favoritissimo Portogallo. La domanda che tutti i tifosi della nazionale lusitana si fanno è se Cristiano Ronaldo scenderà in campo al debutto all’NRG Stadium contro il Congo. La superstar portoghese gioca il suo sesto mondiale e punta ad un ruolo da protagonista nonostante i 41 anni: l’obiettivo è quello di fare meglio del mondiale 2006, quando la Seleçao fu eliminata dalla Francia in semifinale. Al momento il ct Roberto Martinez non si è sbilanciato molto sulla presenza di CR7, preoccupato com’è dalle condizioni del difensore del Man City Ruben Dias, che continua ad allenarsi a parte. A prendere il suo posto dovrebbe essere Araujo, con il ballottaggio tra Inacio e Veiga sulla sinistra ma lo staff medico non ha ancora escluso che Dias possa dover lasciare il ritiro, venendo sostituito forse da Antonio Silva.
Considerata la pessima figura delle Furie Rosse, Martinez non potrà prendere sottogamba né il Congo né l’Uzbekistan di Cannavaro, penultima gara prima della partita decisiva per la testa del gruppo K contro la Colombia.