Cresce sempre di più la tensione intorno alla sfida di Nations League tra Israele e Irlanda, in programma domenica a Debrecen, in Ungheria. Alla fine si giocherà e l’unico a chiamarsi fuori sarà il portiere Gavin Bazunu. Gioca nello Stoke City, in Championship, ha origini nigeriane ma ha scelto la maglia dell’Irlanda e nel 2021 balzò alle cronache per aver parato un rigore a Cristiano Ronaldo.Il 24enne numero uno ha deciso di boicottare le due partite che l’Irlanda giocherà contro Israele, la prima domenica a Debrecen (Ungheria), la seconda a Backa Topola, in Serbia. Non scenderà in campo in segno di protesta per le atrocità commesse a Gaza, l’unico ad aver preso questa scelta dopo una lunghissima votazione di squadra. Per quattro ore la hall dell’albergo che ospitava gli irlandesi è stata teatro di accese discussioni e votazioni che hanno fatto slittare l’allenamento e anche la conferenza stampa.
Una questione apertasi sette mesi fa, cioè da quando lo scorso 12 febbraio è stato sorteggiato il calendario. Da allora la Federcalcio irlandese è stata sottoposta a pressioni affinché non giocasse questi incontri. A maggio alcuni calciatori si sono uniti a personaggi del mondo dello spettacolo in una campagna di Irish Sport for Palestine. A novembre il 93% dei membri della Fai ha votato affinché la dirigenza facesse pressione sulla Uefa per sospendere Israele dalle competizioni. La lettera, intitolata “Stop the Game”, è stata firmata dai giocatori della Lega irlandese, dall’ex allenatore della nazionale maschile Brian Kerr e da Louise Quinn, due volte vincitrice del premio di miglior giocatrice dell’anno.
Tutto si è poi riaperto prepotentemente due giorni prima del match. I calciatori hanno infatti chiesto di fare una riunione per discutere l’opportunità di giocare o meno la partita di domani sera. Cinque ore dopo l’orario previsto per la conferenza stampa, l’ad della Football Association of Ireland (FAI), David Courell, affiancato dal ct Hallgrimsson ha confermato che, a seguito di una votazione, la squadra ha deciso a larga maggioranza di disputare la partita. “Un giocatore ha espresso all’allenatore il proprio disagio nel disputare questo incontro e ha manifestato l’intenzione di lasciare la squadra”, ha dichiarato Courell. “Come è facile intuire, questa nuova variabile ha richiesto tempo e riflessione da parte del resto della rosa”, ha aggiunto. Courell ha riferito che è stata indetta una votazione tra i giocatori e che “una larga maggioranza” si è espressa a favore della disputa delle partite. Il ct ha invece dichiarato che i giocatori si stanno allenando per la partita di domani, ma che allo stesso tempo “è una questione ancora aperta su cui non abbiamo raggiunto una conclusione definitiva, ma andiamo avanti: la partita si giocherà e noi ci alleneremo. Ci saranno ulteriori confronti stasera e probabilmente anche domani”.
Fatto sta che gli irlandesi non osserveranno alcun impegno con la stampa e scenderanno in campo con il lutto al braccio per le numerose vittime del conflitto. Inoltre tutti i proventi del match e i singoli compensi verranno devoluti in beneficenza. Ma non solo: non ci sarà nessuna stretta di mano con gli israeliani, neanche il consueto scambio di gagliardetto prima del calcio d’inizio, o il solito scambio maglie alla fine. Ora non resta che aspettare le 19.45 di domani sera per vedere se ci sarà qualche ulteriore forma di protesta.
