"Non mi pagavano": perché Cannavaro lasciò l’Al Nassr

Nel giorno del suo 50esimo compleanno, Fabio Cannavaro racconta una parte importante della sua carriera da calciatore e allenatore ricordando cosa accadde quando era in Arabia Saudita, meta di "pellegrinaggio" per molti calciatori: ecco le sue parole

"Non mi pagavano": perché Cannavaro lasciò l’Al Nassr
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Oggi è il suo 50esimo compleanno: uno dei protagonisti indiscussi di tanti successi della Nazionale italiana (indimenticabile in Germania 2006 quando alzò al cielo la Coppa del Mondo) e delle squadre di club, Fabio Cannavaro, ha deciso di festeggiare in grande stile nella sua città natale, Napoli, dove ha cominciato la sua inimitabile carriera che lo ha fatto diventare tra i difensori più forti di sempre. Tra i primi della sua generazione a lasciare l'Italia per rivolgersi ad altri campionati tra Medio ed Estremo Oriente, ha raccontato un retroscena che in pochi pensavano fosse possibile: all'epoca, gli arabi non pagavano.

Il racconto di Cannavaro

Sembra incredibile da credere ma quando allenava l'Al Nassr nel 2015-2016, formazione oggi imbottita di campioni, la società non versava lo stipendio che gli doveva e la stessa cosa capitava con i calciatori, alcuni dei quali non percepivano bonifici da mesi. "Ero all’Al Nassr, la squadra dove adesso gioca Ronaldo. Altri tempi: andammo via quasi tutti perché non ci pagavano gli stipendi. Raccontarlo ora sembra un paradosso", racconta Cannavaro al Corriere. Oggi, invece, gli stipendi sono più che faraonici (ma soprattutto puntuali) e hanno invogliato gente del calibro di Brozovic, Mané e Ronaldo a trasferirsi laggiù.

L'Arabia, oggi, rappresenta il sogno per chi è a fine carriera ma non solo: sta diventando sempre di più la meta anche di giovani talenti che non hanno più voglia dei campionati europei andando a svernare a Riyadh. "Non facciamo gli ipocriti, è difficile dire no a tutti quei soldi - sottolinea l'ex campione del mondo - Ma in ogni caso è anacronistico continuare a pensare che l’Italia sia il campionato più difficile, la Premier quello più bello. Il calcio è cambiato, e poi i giocatori hanno 10 anni di attività, non possono permettersi di dire qui sì e qui no".

Passato, presente e futuro

Dall'Arabia alla Cina e ritorno: Cannavaro ha fatto le sue prime esperienze in panchina all'estero per poi tornare in Italia e sedersi sulla panchina del Benevento anche se, in questa prima avventura nostrana, le cose non sono andate come si aspettava. "Non ho trovato una situazione florida e se fossero arrivati giocatori nel mercato di gennaio forse le cose sarebbero andate diversamente. Resta un’esperienza importante". In attesa della prossima avventura si gode i suoi 50 anni fatti di passeggiate al mare e in montagna, bicicletta e famiglia. D'altra parte, con la brillante carriera da calciatore e allenatore ha guadagnato un bel gruzzoletto. "I soldi servono ma come mezzo. Non ti fanno felice, ma devono garantirti benessere. Compro e mi faccio regali, viaggio in business e non economy, per esempio".

L'ultimo italiano a vincere un Pallone d'Oro (nel 2006) è stato lui, Fabio Cannavaro, che afferma di essere stato anche fortunato ma "bravo a farmi trovare pronto. Bisogna saperci salire sui treni, quando passano. Non ho mollato nulla. E mica è finita…", racconta al Corriere. Orgoglioso per la carriera che ha fatto, sottolinea di aver realizzato i suoi obiettivi iniziando a indossare quella casacca azzurra della sua città che lo ha lanciato nel calcio che conta.

Per il suo compleanno nutre un ricordo speciale per Marcello Lippi che considera "il mio secondo papà" ed ha un rapporto sereno con i ricordi dei club in cui ha militato. "Non ci sono maglie o bandiere: ho dato il massimo ovunque".

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