Quindi alla fine è successo. Cullarci per un po’ con il sogno Pep Guardiola è stato bello, ma poi la sveglia ha trillato, abbiamo spalancato le palpebre e, sudaticci, ci siamo dovuti rendere conto che no, non sarebbe stato possibile. Da martedì il nuovo c.t. della Nazionale di calcio italiana sarà Andrea Pirlo e, per quanto chiunque lo abbia adorato come calciatore - probabilmente il più grande regista di ogni tempo, sopra Scholes, sopra Xavi - la coltre di scetticismo che adesso si solleva, virando verso Maldini, Leonardo e Malagò, appare più che legittima. Perché passare dal migliore del mondo, Pep, da un altro nome che da sempre ci ha esaltato - Carletto Ancelotti - ad un allenatore che ha oggettivamente conseguito risultati mediocri con i club finora allenati, è stato un po’ come credere di andare a ritirare una fuoriserie per poi mettersi alla guida di un’utilitaria.
Perché questo dice il presente da allenatore del Maestro. Scelto come guida principale della Juventus - anche se chiudendo la carriera aveva dichiarato non farò mai l’allenatore - succede a Maurizio Sarri e arriva quarto in campionato, portando però a casa una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Non abbastanza per incassare la riconferma. Dopo un anno di pausa, la sua seconda esperienza è all’estero, in Süper Lig turca, con il Fatih Karagümrük. Dura poco però: l’esonero arriva il 24 agosto 2023, a tre giornate dalla fine, con la squadra incagliata a metà classifica. Per la stagione seguente lo chiama la Sampdoria, che coltiva fortemente l’ambizione di tornare in Serie A. Andrea guida i blucerchiati fino ai playoff, dove vengono eliminati dal Palermo. Nonostante la delusione la società lo conferma, ma viene esonerato nell’agosto 2024 a causa dell’avvio tutto in salita della nuova stagione: un punto in tre partite. A luglio 2025 si siede sulla panchina dello United Fc - seconda divisione emiratina - cogliendo la promozione nella massima serie al primo tentativo. Sarà con loro, adesso, che dovrà rescindere per legarsi alla nazionale.
Il malumore per nulla carsico degli italiani sta tutto condensato qui. Non è detto che un grande giocatore diventi per forza un grande allenatore, e viceversa. Klopp - fresco ct della Germania - è stato un giocatore normale e oggi è un top. Non se ne parli poi nel caso di Mou. Dev’essere che non si può diventare tutto nella vita, anche se dobbiamo augurarci che, invece, Pirlo diventi l’uomo in grado di riportarci in alto.
Certo, viene da chiedersi perché sperimentare ancora, dopo Gattuso, uno che aveva una carriera ben più rotonda di quella di Andrea, ma comunque affatto scintillante. Perché non una garanzia come Antonio Conte, allora? Sul ritorno di Roberto Mancini, inviso a gran parte dell’opinione pubblica a causa della scelta di lasciare l’Italia per l’Arabia, sorvoliamo. La risposta sta tutta nella necessità di avere un ct che condivida totalmente il progetto tecnico di Maldini e Leonardo. Cosa che Pirlo - in sintonia con Paolo fin dai tempi del Milan - assicura. Cosa che gli altri non avrebbero garantito.
Nel frattempo le altre nazionali incassano i sì di allenatori esaltanti. Detto di Klopp, chiamato a risollevare le malandate sorti dei tedeschi, l’altro è Zizou Zidane, campione in campo e in panchina, l’uomo capace di vincere tre Champions filate: sarà il nuovo condottiero della Francia. L’Inghilterra prosegue con Tuchel, altro nome di primissimo livello al netto delle critiche incassate al mondiale (tattica suicida in semifinale, ma è pur sempre arrivato terzo) e la Spagna, inevitabilmente con De La Fuente. A proposito: entrambi i tecnici finalisti, lui e Lionel Scaloni, approdarono alle rispettive panchine accompagnati da una caterva di dubbi, proprio come Pirlo. Differenze sostanziali: molte.
De La Fuente ha lavorato con gli attuali campioni del mondo fin da quando erano ragazzini, trasfondendogli la sua filosofia di gioco. E Scaloni - vincitore e secondo per due mondiali di fila - in campo impartisce indicazioni a Messi e compagni. Ecco che allora si pone un altro legittimo tema, peraltro sollevato da Leonardo: puoi anche prendere Guardiola, ma se la rosa è carente, farai poca strada. “I nostri ragazzi non dribblano più, ripartiamo da lì”, ha ammonito Leo. Sì perché dovremmo pur chiederci cosa sia successo se una volta ci presentavamo con i Totti e i Del Piero, i Maldini, i Cannavaro e i Pirlo, appunto, mentre oggi attraversiamo uno sfinente deserto tecnico. Ricominciare a plasmare giocatori tecnici e coraggiosi è un passo che pesa molto più della scelta del c.t.
Un’altra cosa potrebbe deporre a favore di Pirlo: il commissario tecnico non è un allenatore di club. I tempi e le modalità sono del tutto differenti. Questo scarto potrebbe consentirgli di fare bene, anche se finora non è riuscito a convincere. Quello che, dal più profondo del cuore, ci auguriamo tutti. Non resta che affidarsi all’intuizione di Maldini e Leonardo, due che - loro sì - hanno mostrato con i fatti di essere grandi dirigenti.
