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Calcio

Scudetti, Coppe dei Campioni e la staffetta di Messico ’70: le imprese di Sandro Mazzola

Addio al “Mago” della Grande Inter, morto a 83 anni: una carriera intera scritta di trofei e vittorie leggendarie

sandro mazzola

Il calcio italiano piange Sandro Mazzola, un uomo che, cresciuto all’ombra della tragedia di Superga in cui perse il padre Valentino, seppe costruirsi un nome tutto suo. Come il padre, è stato un calciatore che ha segnato la storia di uno degli sport più seguiti al mondo.

Un esordio fuori dagli schemi

Il debutto in Serie A porta la data del 10 giugno 1961: per protesta contro l’esito di uno spareggio-scudetto, il presidente Moratti schierò contro la Juventus la formazione dei ragazzi. Finì 9-1 per i bianconeri, ma il diciottenne Mazzola segnò su rigore la sua prima rete. Da lì Herrera lo trasformò in titolare fisso della Grande Inter.

Il dominio in Europa

Con la maglia nerazzurra, l’unica indossata in 17 stagioni, Mazzola vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, oltre a un titolo di capocannoniere in Serie A (1965) e uno in Coppa dei Campioni (1964). Resta celebre l’aneddoto della finale del 1964 contro il Real Madrid, al termine della quale si scambiò la maglia con il fuoriclasse Ferenc Puskás. Con oltre 560 presenze e più di 160 gol, è tra i migliori marcatori di sempre della storia interista; nel 1971 arrivò secondo nel Pallone d’Oro dietro Cruijff.

L’Europeo 1968 e la “staffetta” di Messico ’70

Con l’Italia vinse il Campionato Europeo nel 1968 e raggiunse la finale mondiale del 1970, persa contro il Brasile. Quel Mondiale resta legato al suo nome per la controversa “staffetta” con Gianni Rivera, voluta dal Ct Valcareggi per accontentare tifosi divisi tra Inter e Milan: i due giocavano un tempo a testa, senza mai scendere in campo insieme. Nella semifinale contro la Germania Ovest, la “partita del secolo” vinta 4-3 ai supplementari, Mazzola fu richiamato in panchina senza preavviso e reagì con rabbia. Nella finale contro il Brasile, invece, Valcareggi lo lasciò titolare per tutta la gara, facendo entrare Rivera solo a sei minuti dal termine: una scelta che scatenò polemiche nazionali. Nonostante la rivalità sportiva, i due fondarono insieme il sindacato dei calciatori.

L’addio al campo e la seconda carriera

Lasciò il calcio giocato nel 1977, dopo la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, uscendo di scena con una citazione dantesca rimasta celebre tra i tifosi. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole” (tratta dall’Inferno, Canto III, v. 95-96), per indicare che la volontà divina supera ogni ostacolo. Fu poi dirigente all’Inter, al Genoa e al Torino - chiudendo idealmente il cerchio con la squadra del padre - prima di diventare uno dei volti più noti del calcio in tv come opinionista Rai. Se n’è andata una delle ultime bandiere del calcio italiano, capace di trasformare un’eredità pesantissima in una carriera da leggenda.

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