La scomparsa di Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter e tra i migliori calciatori italiani di sempre, lascia un vuoto profondo e scuote il mondo del pallone. Il “Mago”, questo il suo soprannome, che nella sua carriera ha vinto davvero i trofei più importanti con i nerazzurri ma anche con la Nazionale (un Europeo) il suo unico club dalle Giovanili alla prima squadra, è conosciuto anche per alcune celebri frasi rilasciate alla stampa nel corso degli anni.
La vittoria all’Europeo 1968
Con l’ironia sottile che lo contraddistingueva, ecco cosa ha detto quando gli è stato chiesto nel 2021 cosa pensasse della vittoria della Nazionale e che tipo di calcio era rispetto a quello attuale. “Le emozioni del 1968? Del 1868, vorrete dire. Scherzi a parte, con questa battuta intendo affermare che era un altro calcio, lontano anni luce da quello di oggi. Ma, nonostante siano passati più di 50 anni, lo ricordo come un momento emozionante, che ha fatto la storia del nostro calcio”.
La “fuga” dal ritiro
Sempre a proposito di Nazionale, con la cui maglia Sandro Mazzola ha totalizzato 70 presenze e realizzato 22 reti, alla Gazzetta dello Sport alcuni mesi fa ha fatto una confidenza. “Sono scappato due volte da un ritiro, nel 1968 nacque mio figlio Sandro: dopo due femmine, aspettavo il maschio, ma Valcareggi negò il permesso. Così scappai a Milano e niente finale di andata dell’Europeo”.
L’amore per l’Inter
Nerazzurro di nascita, si può dire, con i colori della maglia stampati addosso, Mazzola è stato celebre anche per alcune espressioni pronunciate nel corso della sua carriera. “Nerazzurro è nerazzurro, rimane dentro, non puoi tirarmelo fuori, non riesci, puoi fare qualunque cosa, rimane. Me ne levi un po’? E ricomincia da capo e ritorna grande come prima”, disse a Inter Channel nel 2017. Un altro aneddotto lo ha raccontato al Corriere della Sera nel 2012 a proposito dei ritiri quando l’Inter era allenata da Helenio Herrera. “Quando Herrera, che era un cerbero, ci lasciava liberi, ognuno tornava a casa. Ma in campo eravamo uniti, un gruppo di ferro. Una volta contro il Borussia Dortmund, per difendere Jair, cercai di picchiare due tedeschi che erano il doppio di me”.
Le battute sulla Juventus
Grandi rivali da sempre, Mazzola ne aveva anche per gli acerrimi nemici (in campo, sempre) bianconeri. “Juve? Non capisco cosa significa questa parola”, ha dichiarato, scherzando, a Repubblica nel 2025. Poco dopo, nel corso di un’intervista, disse quale fosse il suo vero pensiero. “Inter e Juve sono il calcio italiano, le squadre più grandi: mi dispiace per gli altri ma non ce n’è”.
La rivalità con il Milan
Milano è divisa da sempre tra rossoneri e nerazzurri, una delle stracittadine più famose al mondo le cui gare sono spesso viste da centinaia di milioni di persone da un punto all’altro del globo. Tra gli aneddoti che raccontò Mazzola, ce n’è uno che riguarda un derby in cui segnò dopo solo un minuto di gioco andando a esultare davanti all’allenatore del Milan, Nereo Rocco, urlandogli: “Ciao, Paròn”. Il tecnico rossonero, subito dopo, lo fece marcare da Trapattoni e per Mazzola la gara si fece più difficile. “Ciao, mona!”, gli disse in risposta il tecnico rossonero alla fine della gara. “A quei tempi non potevi neanche camminare in città con uno del Milan”, raccontò, scherzando, Mazzola nel 2016 a Inter Channel.
Il rapporto con Facchetti
L’Inter, da sempre, ha avuto grandi calciatori, uno di questi Giacinto Facchetti. Mazzola, sempre nel 2026 alla Gazzetta dello Sport, ha raccontato qual era il loro rapporto sul terreno di gioco ma anche fuori dal campo. “Io e il ‘Facco’ eravamo diversi, ma mai rivali. Quando Herrera mi diede la fascia, Giacinto era già capitano della Nazionale e forse ci rimase male. Per qualche giorno ci fu tensione, poi restammo soli, parlammo e ci abbracciammo. Fuori ci frequentavamo poco, ma all’epoca si correva dalle famiglie…”.
