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Se nessun gol o coppa vale il primo pianto di un figlio

Doku lascia il Mondiale per assistere al parto della moglie. Ma è polemica: "Lì l'uomo è inutile..."

Se nessun gol o coppa vale il primo pianto di un figlio
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Nulla da dire, ognuno ha priorità diverse. Per esempio: tra essere in campo, a fianco dei propri compagni di squadra, per giocare ai Mondiali di calcio o essere in ospedale, a fianco della propria compagna di vita, per assistere alla nascita del primo figlio l'attaccante del Belgio, Jérémy Doku, non ha dubbi. Non uno stadio gremito di tifosi che acclama il tuo nome, non il gol della vittoria che porta la tua firma, non l'accesso alla finale potrebbe mai eguagliare la gioia del primo pianto, degli occhi che si schiudono, dell'abbraccio a una vita che per miracolo ti è stata data. Così ha fatto sapere ai propri tifosi che avrebbe lasciato la nazionale per tornare in Europa e stare accanto alla moglie Shireen: «Nessun papà rinuncerebbe».

Social e media, ça va sans dire, si sono divisi e scannati. Ma a infiammare oltremodo la polemica ci ha pensato una giornalista dell'Équipe, France Pierron, con un'uscita da cartellino rosso: «Ci sono centinaia di calciatori pronti ad uccidere per essere al tuo posto e tu molli tutto per assistere alla nascita di tuo figlio». Quindi, non paga, ha infierito ancora: «È un momento disgustoso in cui il papà non serve a niente».

Si fosse fermata alle prime parole, ci limiteremmo a chiederle chi le dà il diritto di innalzarsi ad arbitro delle priorità di Doku o di qualsiasi altra persona. Ma poi va oltre ogni decenza. Primo: il parto non è un «momento disgustoso».

Doloroso, sì, di un dolore che i papà non capiranno mai, ma è un momento irripetibile che vale tutta la vita. Secondo: il papà non è l'ostetrica, certo, ma parte fondamentale di quel miracolo. Terzo: per molti papà, se ne faccia una ragione la Pierron, tenere in braccio il figlio neonato è più gratificante di qualsiasi coppa.

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