Un Mondiale a testa bassa. Quella del ct Bielsa davanti alle telecamere, quello della squadra in campo tra prestazioni deludenti, tanti falli duri, le papere del portiere e le congiure di spogliatoio. La sconfitta contro la Spagna sigla il tramonto dell’Uruguay, unica squadra sudamericana e la più alta nel ranking Fifa (19° posto) a non superare il primo turno. Cosa che era già accaduta in Qatar quattro anni fa «Al calcio della Celeste non lascio niente», l’analisi sconsolata di un Bielsa descritto come autoritario che chiuderà un mandato di tre anni senza acuti, basato solo sulle proprie convinzioni e poco disponibile al dialogo.
I media di Montevideo hanno raccontato sin dai primi vagiti dell’avventura iridata di una spaccatura netta tra il Loco e la squadra: la conferma è arrivata da una foto del dopo gara, con Bielsa che è rimasto a lungo sul bus a guardare il suo telefonino. Solo i primi venti minuti dell’ultima partita con la Roja hanno mostrato una squadra con qualche idea e un progetto tattico da seguire, ma poi l’Uruguay è progressivamente sparito e nel secondo tempo della sfida di Guadalajara si è fatto notare solo per una serie di entrate dure fino all’inevitabile espulsione di Canobbio. Il confronto sul piano tattico prima della Spagna aveva sancito la rottura con i giocatori, tanto che la Celeste vista contro la Spagna è stata un ibrido quasi indecifrabile. E poi i casi: le papere di Muslera, decisiva quello sul tiro molle e centrale di Baena, con tanto di cambio richiesto nell’intervento dall’ex estremo difensore della Lazio; lo scontro con capitan Valverde, sostituito nonostante fosse difficile rinunciarci in una squadra povera di talenti e di personalità.
Dall’altro lato i meriti di una Spagna che non ha certo faticato a prendersi la seconda vittoria e il primato nel girone.