Antonio Rattin è morto sabato all'età di 89 anni. Certe notizie sembrano arrivare come segnali del destino. Rattin era il capitano della nazionale argentina nel mondiale del 1966. Durante la partita contro l'Inghilterra fu espulso dall'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein, Rattin non volle abbandonare il terreno di Wembley, chiese il supporto di un interprete perché l'arbitro non parlava una sola parola di spagnolo, le proteste proseguirono per undici minuti, infine il capitano lasciò il campo ma passando vicino alla bandierina del corner, il piccolo drappo con i colori della bandiera inglese, la stropicciò e il pubblicò lo coprì di insulti e oggetti, non contento, si adagiò sul tappeto rosso steso per la Regina Elisabetta II presente in tribuna. Fu quello il vero inizio della guerra tra Inghilterra e Argentina che proseguì con le Falklands-Malvinas, la mano de Dios, lo sbarco nel Tottenham, di Ardiles e Villa, fischiatissimi in qualunque stadio inglese e oggi, appunto come un segnale, la sfida di semifinale tra le due nazionali.
Storie parallele, invidie, gelosie, superiority complex inglese, superbia argentina, Maradona prima, Messi dopo e durante, il canto dei calciatori dell'albiceleste dopo la vittoria affannosa sulla Svizzera: «Por Malvinas, per el Diego, per la ultima de Leo, Argentina quiero verte bicampeon» senza alcuna punizione della Fifa che ormai è complice di questo mondiale opaco. I tifosi inglesi rispondono cantando Hey Jude, là dove la canzone dei Beatles è dedicata a Jude Bellingham, attore protagonista di questa nazionale di Tuchel, personalità certa, pronta a rispedire parole dure all'allenatore tedesco che aveva definito sciatta la prova dei suoi: «Non sa cosa significa giocare contro Haaland...», Bellingham, figlio di Mark, ex sergente di polizia, autore di 700 gol nelle leghe dilettantistiche e di Denise, magica donna giamaicana che gli ha offerto un fratello, Jobe che gioca nel Borussia Dortmund.
Bellingham's Palace è la sfida alla brigata Messi.
Ricordando Rattin e tutto il resto del presepe, mercoledì, alle otto della sera per la gente inglese, a las cinco de la tarde per il popolo argentino, da Londra a Buenos Aires, passando da Atlanta, viaggiando verso New York, ultima stazione di una storia infinita.