Certi amori fanno giri strani e poi ritornano. Quello tra Paolo Vanoli e Firenze è certamente un sentimento forte, che parte da molto lontano. Non confermato (il suo contratto era scaduto) con un po’ di amaro in bocca, nel giugno scorso dopo una salvezza da record fortificata su 29 punti in 19 partite nel girone di ritorno (in totale alla fine sono stati 42) - a metà dicembre la Fiorentina era a 8 lunghezze dalla salvezza - il tecnico è stato richiamato di corsa da Paratici dopo tre turni disastrosi con Grosso e annesse polemiche. I viola non correvano, non pressavano, non giocavano. Tre sconfitte, nove gol presi e solo uno realizzato.
Il «Dottor» Vanoli ha rianimato all’istante la sua creatura preferita e in appena due gare, tra campionato e Coppa Italia, ha centrato altrettante vittorie con 7 gol all’attivo e appena 2 subiti. É alla terza avventura in viola, la seconda da allenatore. Ma da calciatore è entrato nella storia del club: la Fiorentina non vince un trofeo da 25 anni, ma fu proprio Vanoli nel 2001 a regalarle l’ultimo segnando il gol decisivo per alzare la Coppa Italia contro il Parma. Vanoli è (ri)entrato a gamba tesa in quello spogliatoio che aveva salutato il 22 maggio. Ha ritrovo dieci dei suoi uomini e tredici nuovi. Con cinque allenamenti ha ribaltato la Fiorentina. Lui, vice di Conte al Chelsea e all’Inter, dal suo capo ha preso la grammatica del lavoro. Il paradosso è che questa squadra sembra costruita proprio per Vanoli. Mastantuono, Njie, Goncalves sono gli esterni che aveva sognato nella stagione scorsa, ma si era dovuto arrangiare con quello che passava il convento.
I tifosi sognavano un allenatore di respiro internazionale. Anche se Vanoli nel 2021 una coppa con lo Spartak Mosca l’ha conquistata. In bacheca insieme alla promozione in A col Venezia (2024). Adesso, però che lo hanno ritrovato volano con lui. Perché Vanoli è l’uomo delle finali
