«Chi l’ha visto?» si allea con il cinema

Roma «Il segreto di Chi l’ha visto? - spiega il direttore di Raitre Paolo Ruffini - è che è un programma di racconto. Racconta la realtà italiana e la cronaca di provincia riscoprendo la forza del racconto popolare». Così lo sotrico programma di Raitre, alla ventiduesima edizione (debuttò guidato da Donatella Raffai e Paolo Guzzanti) torna lunedì con da Federica Sciarelli.
Tante le novità, come l’ingresso del cinema nella trasmissione. Chi l’ha visto? ha spesso dato spunto a registi e sceneggiatori, questa volta il cinema entra nel programma per raccontare le storie dell’Italia reale. A partire da ottobre registi noti e altri più giovani realizzeranno corti d’autore che sottolineeranno i casi più scottanti trattati nelle puntate. Tra i registi reclutati Michele Soavi, Vincenzo Marra, Maria Martinelli, Andrea De Sica, Tommaso Agnese, Isabel Achaval e, per la prima volta dietro una macchina da presa, la sceneggiatrice Heidrun Schleef. «Abbiamo chiesto al cinema di restituirci quello che ci aveva preso - dice la Sciarelli - molte storie che abbiamo scoperto sono state sceneggiate, come quella di Graziella Campagna, diventata tra mille polemiche la fiction Rai La vita rubata con Beppe Fiorello». Per la prima volta ci sarà anche il pubblico in studio. «Non sarà quello delle altre trasmissioni - sottolinea la Sciarelli - ma sarà selezionato tra i nostri spettatori più assidui». Ultima novità, la nascita di un blog moderato dalla redazione che ospita le opinioni e i commenti del pubblico sui casi di cronaca, sui misteri e sui gialli di cui si occupa la trasmissione.
Il programma vanta un fedele zoccolo duro di pubblico, anche se l’anno scorso c’è stato un calo di ascolti «dovuto ad una controprogrammazione di Rai e Mediaset impensabile per un giorno tranquillo come il lunedì», ha spiegato la Sciarelli riferendosi agli spostamenti di programmi come X Factor e Amici. «È un programma di servizio - sottolinea la Sciarelli - e dunque non siamo interessati all’audience in quanto tale, ma ad avere più televisioni possibili collegate per avere persone che diano un contributo alle nostre ricerche».