Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 13:02
In evidenzaAggiornato alle ore 13:02
Ciclismo

Il Tour ha riparato le ingiustizie del passato

Dai 200 km negli anni ’90, per favorire campioni come Indurain, ai 40 del 2026. La corsa ora è più democratica, esalta i veri fenomeni come Pogacar e oggi Bugno e Chiappucci potrebbero persino vincerla

epa13128310 Yellow jersey overall leader Slovenian cyclist Tadej Pogacar of UAE Team Emirates XRG celebrates on the podium after Stage 18 of the Tour de France, a 185.2 km route from Voiron to Orcieres-Merlette, France, 23 July 2026. EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

Oggi vanno forte, molto più di un tempo, e corrono Tour più giusti. Il ciclismo di Tadej Pogaar, Remco Evenepoel, Jonas Vingegaard e Paul Seixas è chiaramente più democratico. In aiuto, come sempre, ci vengono i numeri. Ai tempi di Miguel Indurain, grande cronoman degli anni Novanta, che ha lottato con i nostri Bugno e Chiappucci, i Tour erano disegnati a sua immagine e somiglianza. Jean-Marie Leblanc, gran patron della corsa francese, gli confezionava percorsi che potessero esaltare le sue doti di cronoman. Un esempio? Prendiamo i chilometri contro il tempo: nel 1991, primo Tour vinto dal Navarro, c’erano la bellezza di 171 km contro il tempo. Nel ’92 si sale a 200, nel ’93 si scende di poco: 194. Nel ’94 la «miseria» di 184 chilometri e nel ’95 «l’inezia» di 174 chilometri.

Indurain, in quegli anni, costruiva i propri successi nelle prove contro il tempo, essendo di gran lunga, tra i cacciatori di Grandi Giri, il più forte. Quello che guadagnava nelle prove contro il tempo, poi lo amministrava in montagna. Negli ultimi anni la musica è radicalmente cambiata. Nonostante si parli di dittatura slovena Pogaar va forte su tutti i terreni e senza punti deboli , siamo di fronte alla democratizzazione del ciclismo: un po’ di tutto, per far emergere il talento. I chilometri contro il tempo? Rispetto ai tempi di Indurain, semplicemente ridicoli: 36 nel 2020, 58 nel 2021, 54 nel 2022, 22 nel 2023, 59 nel 2024, 44 nel 2025 e 45,7 quest’anno. Nulla rispetto agli anni di Indurain, che ha davvero beneficiato di percorsi disegnati su misura, e penalizzanti per Bugno e Chiappucci, che probabilmente oggi qualche Tour lo vincerebbero. E lo stesso Remco Evenepoel, cronoman eccezionale e attualmente secondo in classifica alle spalle di Pogaar (ieri vittoria di Carapaz, nella generale lo sloveno precede Evenepoel di 4′32: oggi l’Alpe d’Huez), se gli mettessero a disposizione un Tour con 200 km contro il tempo, molto probabilmente farebbe tremare anche Tadej.

È evidente, quindi, che i patron dei Grandi Giri hanno il potere di orientare le corse. L’ex corridore professionista e poi giornalista Jean-Marie Leblanc ha addomesticato per anni le corse. Poi è arrivato Christian Prudhomme, un altro giornalista (il Giro è stato ideato da un giornalista, Tullio Morgagni; il Tour dal giornalista Henri Desgrange: è storia, ndr), che ha armonizzato i percorsi, mettendo un po’ di tutto, per non favorire nessuno ma esaltare il talento: Tadej Pogaar.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.