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Ciclismo

“Martini e Velasco i modelli e il futuro si chiama Finn”

Dopo un passato da team-manager di squadre di livello e coordinatore delle nazionali, il 63enne ex corridore veneziano è ora il ct del ciclismo azzurro. Oggi il via ai Mondiali in Canada con la cronometro

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È la settimana azzurra, nel senso che l’Italia del ciclismo scende ‘in campo’ a Montreal per la rassegna iridata, così come Mancini torna sulla panchina dell’Italia venerdì prossimo a Roma contro il Belgio. Quello di Roberto Amadio, 63 anni, veneziano di Portogruaro, non è però un ritorno, ma un esordio nel ruolo da Ct azzurro che in passato fu di Binda e Martini, Ballerini e Cassani, fino a Bennati.

Un passato da corridore professionista (un titolo mondiale nell’inseguimento a squadre nel 1985, ndc), prima di intraprendere una felice parentesi da team-manager in squadre di assoluto livello come la Liquigas di Ivan Basso, Peter Sagan e Vincenzo Nibali, tanto per fare qualche nome. Dopo una parentesi da coordinatore delle squadre azzurre, la nomina a Ct a novembre dell’anno scorso.

Emozionato?

«Questo è il ruolo che è stato di Alfredo Martini e di Franco Ballerini. È un onore e so che non sarà semplice».

Ha un Ct di riferimento?

«Del passato il nostro Alfredo Martini: un gigante. Oggi Julio Velasco: sa tirare fuori il massimo da ogni atleta».

Lei dovrà fare altrettanto, con buonissimi corridori, che però partono in seconda fila.

«Partiamo battuti ma non abbattuti. Avremo il dovere di provare a fare qualcosa, nonostante la concorrenza sia fortissima, da Evenepoel e van Aert, da van der Poel e Seixas, senza dimenticare Del Toro. Noi punteremo su Giulio Pellizzari, che in queste ultime corse italiane ha fatto molto bene (1° al Giro della Toscana; 2° al Memorial Pantani, ndc) e su Giulio Ciccone, che in Canada ha fatto un 2° posto al Gp del Québec e un 7° al Gp Montreal, dove domenica prossima si correrà il mondiale. Con loro un mix di esperienza come Trentin, Bettiol e Cattaneo. Con noi anche un ragazzo di talento: Mark Lorenzo Finn, campione del mondo Under 23, vincitore del Giro d’Italia NextGen e del Tour de l’Avenir, che farà il suo esordio nella nazionale maggiore. Per lui sarà solo l’inizio di un cammino che ci porterà ai Giochi 2028».

Un mondiale con 3.800 metri di dislivello: piuttosto duro.

«Anche per la lunghezza, si corre sulla distanza

di 274 chilometri. Corsa che sorride ai passisti scalatori, a corridori potenti e resistenti. Due nomi su tutti? Evenepoel e Del Toro, forse hanno qualcosa di più».

Quanto peserà l’assenza di Pogacar?

«A livello di spettacolo speriamo poco, anche se il modo di correre di Tadej è unico e catalizzante».

Una settimana dopo la sfida iridata, il titolo europeo a Lubiana.

«Lì andremo con una formazione sperimentale, dove proveremo alcuni nostri giovani come Fancellu e Pinarello. A fare da balia, due corridori di esperienza come Diego Ulissi e Marco Frigo».

Cosa dovrà fare l’Italia?

«Spero che possa rimanere fino alla fine nel vivo della contesa. Possiamo scompaginare le carte e la nostra ambizione è il podio. Non sarà facile, ne siamo consapevoli, ma dobbiamo crederci».

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