Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:19
Cinema

Addio Tim Curry, sfortunata icona dell'eccesso

Protagonista di “Rocky Horror” e “It” era stato colpito da ictus nel 2012

FILE - Tim Curry attends the Museum of the Moving Image salute to Alec Baldwin in New York on Feb. 28, 2011. (AP Photo/Peter Kramer, File)

Lui se lo aspettava e difatti rivelò di aver esitato «ad accettare perché, se avesse funzionato, mi avrebbe creato un’immagine difficile da scrollarmi di dosso». Andò proprio così e ora che se ne è andato a 80 anni, Tim Curry è salutato da tutti come Frank-N-Furter, l’icona glam rock che per la prima volta entra in scena tra guêpière e paillettes cantando Sweet transvestite in The Rocky Horror Picture Show. Era il 16 giugno 1973 e il Royal Court Theatre di Londra diventò il primo dei teatri dove quel musical ha portato allegria e provocazione, un vero fenomeno di culto anche dopo essersi trasformato in film nel 1975 con Susan Sarandon, Meat Loaf, lo stesso Tim Curry e naturalmente, nel ruolo di Riff Raff, Richard O’Brien che di Rocky Horror era pure lo sceneggiatore e l’autore delle musiche.

Come sempre accade nel pop, quel musical (e quel film) si incastrarono perfettamente nella rivoluzione dei costumi di inizio anni Settanta e poco importa se gli incassi al cinema non furono da blockbuster. Le proiezioni, specialmente quelle notturne, diventarono eventi collettivi, il pubblico si vestiva da Dr Frank-N-Furter, cantava le canzoni, lanciava oggetti. Più che un personaggio, un simbolo. Al punto che lui stesso, sempre molto riservato sulla sua vita privata, ammise che quella pièce poteva aiutare a comprendere meglio la propria identità e la propria sessualità e quindi «provare diversi ruoli». Per fortuna anche Tim Curry, che aveva studiato nelle università di Cambridge e di Birmingham, provò altri ruoli in una carriera divisa tra teatro, cinema e tv. Quello che gli regalò un’altra ribalta «cult» fu quello di Pennywise, il pagliaccio assassino della miniserie It, tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, anno 1990, successone di critica e di pubblico.

In ogni caso, tra l’icona glam rock e il clown malefico, Tim Curry ha snocciolato decine di ruoli a teatro (Amadeus) e al cinema (Annie, Caccia a Ottobre rosso, Legend) continuando a confermare che i veri attori di talento provano sempre a cambiare ruolo e sfida, a mettersi in gioco. Oltretutto, con quella voce profonda e cavernosa, era anche perfetto per il doppiaggio. Poi, certo, la sfortuna lo azzoppò nel 2012 riducendo drasticamente le sue apparizioni a pochi eventi selezionati come l’horror Stream del 2024. Alla fine, come il Boris Karloff di Frankenstein e il Bela Lugosi di Dracula, Tim Curry rimarrà per sempre identificato dal personaggio che apparve quella sera in un teatro londinese per restare tra i simboli più vivi della libertà di cambiare.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.