Zero tituli. Dopo i festival di Berlino e di Cannes dove non c’era neanche un titolo italiano in concorso, ieri, alla serata di premiazione della Mostra numero 83, condotta da Greta Scarano e da Nicolas Maupas con un intervento musicale di Francesca Michielin, ecco la débâcle della pattuglia dei nostri cinque film completamente ignorati dalla giuria presieduta dall’attrice e regista Maggie Gyllenhaal, con la regista Kaouther Ben Hania, il compositore Daniel Blumberg, il critico Francesco Casetti e i registi Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Una decisione che sconfessa la selezione coraggiosa del direttore Alberto Barbera che aveva scommesso su una generazione di registi più giovani arrivando anche a proporre il cinema di genere con il thriller psicologico L’estranea di Paolo Strippoli. A mani vuote anche il venerato maestro Nanni Moretti che non tornava in concorso a Venezia da 37 anni. Certo nel secondo concorso della Mostra, nella sezione Orizzonti, il film Ifigli della scimmia di placherà le polemiche che si apriranno dopo questa esclusione clamorosa dell’Italia dal Concorso esattamente come è avvenuto nell’altro annus horribilis, il 2018.Ma in un palmarès che, da regolamento, limita la possibilità di dare più premi allo stesso film – è ad esempio categoricamente esclusa la possibilità di dare ex -aequo – la giuria è stata molto determinata nel voler a tutti costi consegnare ben due riconoscimenti al film tutto al femminile Woman Unknown di May el-Toukhy, regista danese con padre egiziano, che ha ottenuto il Leone d’Oro e la Coppa Volpi per l’attrice danese Mathilde Arcel che nel film interpreta una domestica nell’immediato dopoguerra a Copenaghen. Per realizzare questa doppietta, la giuria ha dovuto utilizzare la deroga del regolamento che concede in via eccezionale e una sola volta di sommare due premi per lo stesso film. Ma se, come in questo caso, il film ha ottenuto il Leone d’Oro, ecco che la richiesta deve essere espressa con voto unanime di tutta la Giuria.I secondi premi più importanti sono andati a due film molto amati dalla critica come Possible Love del coreano Lee Chang -dong insignito del Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria mentre quello per la migliore regia è andato a Dau di Ilya Khrzhanovsky che ha rinunciato alla cittadinanza russa per quella tedesca, britannica e israeliana.Il grande favorito di questa edizione, Wild Horse Nine del britannico Martin McDonagh, ha visto premiare il suo straordinario protagonista John Malkovich con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile mentre il Premio Marcello Mastroianni a una giovane attrice emergente è andato a Malou Khebizi che primeggia nel corale 15/18 (A Place To Heal) del francese Cédric Kahn. La Francia porta a casa un altro premio con un secondo film, anch’esso ambientato qui e oggi con temi altrettanti contemporanei, come Un bon petit soldat, potente riflessione sul mondo del lavoro, interpretato dalla nostra Alba Rohrwacher e diretto da Stéphane Brizé che l’ha scritto con Coralie Amédéo e Olivier Gorce che hanno ritirato il Premio per la migliore sceneggiatura. A chiudere il palmarès il Premio Speciale della Giuria andato a uno dei film che aveva sconvolto il pubblico della Mostra, Naza dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor. Standing ovation per loro che dicono: «Speriamo che lo guardino gli europei, soprattutto in Italia perché il vostro governo sta bloccando le pressioni su Israele».

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