Iniziamo dai numeri. Sono 29 i film di produzione italiana, tra lunghi e corti, della selezione ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia a cui si aggiungono i 12 della sezione autonoma e parallela della Settimana Internazionale della Critica e i 13 delle Giornate degli Autori. Se la matematica non è un’opinione parliamo di 54 titoli di cui 28 sono coprodotti da Rai Cinema e quasi tutti hanno il logo del ministero della Cultura che li sostiene tra finanziamenti diretti e crediti di imposta.Arrivati finalmente alla fine del festival tentiamo un bilancio della nostra presenza. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono in primis i cinque italiani nel concorso di #Venezia83. Quest’anno il direttore Alberto Barbera ha cambiato i classici equilibri della selezione chiedendo ai venerati maestri, Gianni Amelio e Mario Martone, di accettare di stare fuori concorso. La scommessa è stata vinta? Direi di sì anche se bisogna fare dei distinguo. Per esempio, uno dei più giovani registi del concorso, il trentatreenne Paolo Strippoli con il thriller psicologico L’estranea, stando anche ai voti dei critici del Daily del festival, ha convinto molto i colleghi italiani con una media importante di 3,11 su 5 mentre non è piaciuto a quelli internazionali con una media di 2,21. Al contrario, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, pur essendo apprezzato da tutti, ha convinto di più la stampa internazionale con una media di 3,25 superiore a quella del 3,1 italiana.Sono annotazioni importanti perché fanno capire che un film con protagonista una mamma napoletana molto sopra le righe durante una cena della vigilia di Natale diventa molto riconoscibile anche all’estero. Addirittura a scapito, ma di poco, di Nanni Moretti che, con Succederà questa notte, ottiene 3,06 dagli stranieri e 3,47 dagli italiani. Invece il titolo sulla carta più internazionale, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro con attrici come Alicia Vikander e Susan Sarandon è stato respinto un po’ da tutti con una media che si aggira sul 2,5. Purtroppo il film, uscito l’altro ieri in sala, si è pure piazzato al nono posto del Box Office con soli 4.079 biglietti venduti e 25.780 euro di incasso così come Serpenti di Roberto De Paolis Maino ha esordito decimo. La speranza è che nel fine settimana le cose cambino ma la paura che qui al Lido hanno tutti gli operatori è che neanche la presentazione al più antico festival del mondo, tra i più prestigiosi con quello di Cannes, riesca a convincere il pubblico ad andare a vedere i nostri film d’autore.Tutto questo è un peccato perché la verità è che la qualità media (qualsiasi cosa voglia dire) di questi film è piuttosto alta. Si possono pure fare considerazioni di merito sul fatto che i nostri film in concorso sembrino parlare di un’Italia un po’ fuori dal tempo mentre, per esempio, i tre film francesi sono innervati completamente nell’oggi della nostra società. Ma l’interesse suscitato anche dall’ultimo italiano in concorso, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, racconta di un cinema eclettico e vivo.Quest’anno poi è mancato il film italiano fuori concorso che mette d’accordo tutti quelli che, in ogni edizione – è un classico! – dicono che avrebbe invece meritato di stare in competizione. Quello che si può dire è che c’è un pugno di film che parla dell’Italia di oggi – Una storia di Anna Foglietta, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, Ifigli della scimmia di Tommaso Landucci, Fame d’aria di Giuseppe Bonito, Rider di Roan Johnson e Davide Pavanello, Prima della guerra di Tommaso Usberti e Balcanica di Nicola Sorcinelli – che merita davvero di essere visto.

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