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Cinema

In “Elsinore” Andrew Scott recita da Oscar

Nel ruolo dell’attore scozzese trentanovenne troviamo l’irlandese Andrew Scott che restituisce l’anima e il corpo di Ian Charleson in un’interpretazione

Andrew Scott
Andrew Scott poses for photographers upon arrival at the premiere for the film "Elsinore" as part of the London film festival in London, Wednesday, Oct. 7, 2026. (Photo by Scott A Garfitt/Invision/AP)

Era il settembre del 1989 e Daniel Day-Lewis stava recitando Amleto al National Theatre di Londra. Nel bel mezzo della tragedia fuggì dal palcoscenico senza più ritornarci e senza dare spiegazioni (come nei suoi vari addii al cinema). Nasce da questo episodio Elsinore di Simon Stone, presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma, che racconta la storia vera e commovente di Ian Charleson, uno dei più grandi interpreti della sua generazione che aveva recitato in Momenti di gloria, Gandhi e Opera di Dario Argento. Dopo la débâcle di Day-Lewis, il produttore teatrale Richard Eyre (Johnny Flynn) lo chiama a sostituirlo. È il ruolo che aspettava da una vita. Ma c’è un però. Siccome ha l’Aids sa che interpreterà il principe di Danimarca per la prima e ultima volta.

Nel ruolo dell’attore scozzese trentanovenne troviamo l’irlandese Andrew Scott che restituisce l’anima e il corpo di Ian Charleson in un’interpretazione che ritroveremo sicuramente agli Oscar. Mentre la coprotagonista è Olivia Colman nei panni della dottoressa Margaret Johnson che cerca di curarlo e soprattutto di proteggerlo da quello stress che potrebbe accelerare il decorso della malattia (morirà sette mesi dopo).

Una vicenda che ha colpito il nostro Andrea Occhipinti che ha deciso di coprodurre il film, distribuito dal 28 gennaio dalla sua Lucky Red, anche perché aveva incontrato l’attore su un set nel 1984 e, dopo la sua scomparsa, aveva saputo dei suoi ultimi mesi di vita pensando, già all’epoca, che fosse una storia da film.

Il film, commovente ma anche divertente, non nasconde il fatto che Charleson non rivelò mai la sua omosessualità in vita e mette in scena un interessante confronto tra lui e il regista Derek Jarman (David Dawson), anch’egli morto per Aids, che lo aveva diretto nel suo primo film, Jubilee, nel ruolo di un gay. L’attore voleva fare carriera e aveva cancellato quell’interpretazione dal suo curriculum. Fino al ruolo in Amleto, ambientato appunto nella città di Elsinore, in cui diede la sua risposta definitiva al dilemma «essere o non essere».