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Cinema

Oltre la musica la storia di Pino Daniele fino al successo

Massimiliano Caiazzo interpreta il cantautore dagli anni dell’infanzia senza genitori al grande concerto del 1981

Film Pino Daniele

«La prima compagna di viaggio di questa storia è stata la paura di non essere all’altezza ma è stata anch’essa una delle chiavi per arrivare a toccare l’umanità di questo personaggio». Come biasimare l’attore Massimiliano Caiazzo chiamato a interpretare una delle icone della città di Napoli (e non solo ovviamente)? Pino Daniele rivive infatti al cinema, attualmente nelle sale dopo la presentazione ieri alla Festa del Cinema di Roma, nell’opera seconda di Nicola Prosatore Je so’ pazzo. L’attore di Castellammare di Stabia, star amatissima della serie Mare Fuori, più che interpretare il grande cantautore lo impersona in una verosimiglianza solo in parte fisica perché profondamente sentimentale, avvicinandosi così all’essenza, all’anima di Pino Daniele: «Mi ci sono tuffato a testa bassa, lavorando sodo. Che poi è l’approccio che metto in atto nelle storie che voglio raccontare, rimboccandomi le maniche e cercando di dare tutto me stesso».

Il film, prodotto insieme a Rai Cinema da Cam Film di Camilla Nesbitt e da Tartare Film del figlio Filippo Valsecchi che ha anche scritto il soggetto, ispirandosi al libro di Alessandro Daniele, Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce, insieme a Edoardo Puma, Carlo Salsa e lo stesso regista, racconta la vita di Pino Daniele dagli anni difficili dell’infanzia, segnata dall’abbandono, fino al leggendario concerto del 1981 davanti a 200.000 persone quando il cantante era già un mito, a solo 26 anni: «Quando il produttore mi ha chiamato ricorda il regista ho chiesto qualche giorno prima di rispondere. Era una cosa enorme. Poi ho letto il libro di Alessandro Daniele e ho capito quale poteva essere il mio film. Non la carriera e non il mito, ma gli anni in cui Pino era ancora Pinotto in una Napoli che è un po’ anche la mia perché sono cresciuto nello stesso quartiere di Santa Chiara qualche generazione prima. E in quella storia, con un vissuto di personaggi che conosco molto bene e che facevano parte dei primi brani di Pino, ritrovavo cose che mi stanno a cuore da sempre, una famiglia, un territorio, un’epoca, un ragazzo che prova a staccarsi da dove è nato».

E infatti il cuore drammaturgico di Je so’ pazzo risiede proprio nel rapporto conflittuale con il padre, mellifluo e ambiguo, interpretato in maniera molto efficace da Giovanni Ludeno. È lui a rappresentare anche le problematicità di una certa Napoli dove la povertà porta un padre a decidere di lasciare crescere il figlio a due zie acquisite (un piacere vedere insieme due attrici come Monica Nappo e Antonia Truppo) salvo poi cercare di approfittarsi della fama e dei suoi soldi: «Della sua infanzia la cosa che mi ha più colpito dice il regista è stata non tanto di essere cresciuto con poco, quanto di averlo fatto senza poter stare con i suoi genitori. Credo che una parte del suo bisogno di trovare una voce venga anche da lì».

E che voce, e che musica maestro. Il film biografico mette in scena anche la costruzione della sua band con, in primis, la scelta di un musicista come James Senese (Andrè Garofalo) che sarà la sua salvezza perché contribuirà a quel mix davvero originale di blues, jazz e tradizione partenopea, fino alla superband con Tony Esposito e Tullio De Piscopo: «Pino Daniele aveva una dedizione per il lavoro incredibile, tutti i giorni trascorreva almeno sei ore a sperimentare con il suo strumento e la sua voce. Da questa esperienza incredibile mi porto dietro la sua dedizione che ha anche fare con il talento e che è il miglior mezzo per celebrarla» dice Caiazzo che ha appena compiuto 30 anni e che alla Festa del Cinema di Roma sarà presente anche nella coproduzione internazionale Me, You di Bille August.

Oltre ai rapporti, prima teneri e poi difficili con la prima moglie, Dorina Giangrande interpretata da Mariasole Pollio, il film ricostruisce anche quelli con i discografici dell’epoca che, proprio per la canzone Je so’ pazzo convincono Pino Daniele a cambiare la frase del provino iniziale, «E oggi voglio sparare», in quella meno conflittuale, «E oggi voglio parlare».