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Cinema

Via col tempo, ormai i film diventano sempre più lunghi

Si punta ad aumentare sempre più la durata

Ciak, si gira (e si rigira)

Prepariamoci. Anzi per la verità ci siamo già preparati in quest’estate così torrida tanto che, alla fine, i 172 minuti di Odissea, ossia due ore e cinquantadue minuti, ci sono sembrati una ventata d’ossigeno con l’aria condizionata a palla. Idem per i 145 minuti, cioè due ore e venticinque minuti, di Spider-Man: Brand New Day mentre non ci par vero che Oceania duri «solo» un’ora e 56 minuti. Sono solo i tre film ora sul podio al botteghino ma la nuova stagione cinematografica è già piena di titoli extralarge. Si va dai 182 minuti (fate voi il calcolo) di Avengers: Endgame di fine settembre ai 141 minuti di Coyote vs Acme di inizio settembre, un film a tecnica mista tra animazione (che dimentica le durate dei Looney Tunes) e live action.

Dalla Mostra di Venezia dello scorso anno (per la prossima edizione dal 2 al 12 settembre è già annunciato il nuovo lavoro di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci dal titolo Joie de vivre che sarà proiettato in due parti di 183 e 243 minuti, ossia sette ore e dieci) arriva lo splendido Silent Friend che si prende tutto il tempo 145 minuti per raccontare la storia di un ginko biloba attraverso più di un secolo di vita. Ma poi ci saranno i 132 minuti sul concerto Kate Perry: The Lifetimes Tour - Live From Paris, i 160 di Hope, i 145 di Fjord, i 135 di Minotaur e i 135 di L’essere amato.

Insomma al cinema il film si porta ormai lungo con buona pace di Hitchcock convinto che la durata massima di un’opera dovesse rispettare la tenuta della vescica dello spettatore. E proprio sulla pipì si fonda la app «RunPee» creata dallo statunitense Dan Gardner che indica allo spettatore i momenti giusti per correre alla toilette. Anche se, alla prova di un film come Spider-Man: Brand New Day, il fondatore della app alza le mani scrivendo che «non ci sono buoni peetimes ma solo momenti di pipì meno peggiori».

Ma che cosa è successo nell’industria del cinema soprattutto statunitense? C’è stato addirittura uno studio dell’analista Stephen Follows che, lo scorso aprile, ha pubblicato un informatissimo saggio in cui rivela che, rispetto a 20 anni fa, i film durano 10 minuti in più. In particolare sono i film oltre i 100 milioni di budget ad aver allungato il brodo. Andando indietro nel tempo, il ricercatore ha scoperto che, negli anni ’80, circa il 13 per cento dei film durava meno di 90 minuti mentre negli ultimi anni il dato è sceso al 7 per cento. La spiegazione più sensata a tutto questo, oltre al fatto che siamo passati dalla costosa pellicola all’economico digitale e che il pubblico si è abituato a vedere tutte in una volta le lunghe serie tv, è sicuramente che un film «monstre» diventa già di per sé un evento. E oggi, ormai è chiaro, per far uscire il pubblico da casa serve soprattutto il film evento. Odissea di Nolan è proprio il caso studio di questa tendenza mondiale e l’Italia, ormai il terzo mercato al mondo per questo titolo, la sua cartina di tornasole.

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