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Cinema

Freddie attraversò la Cortina di ferro. Da oggi “Queen Budapest” torna al cinema: mandatelo anche in Russia

Le storie nascoste dietro le canzoni. De Ponti: "Vi rivelo i segreti dei Queen"

Da oggi torna al cinema, in tutto il mondo, Queen Budapest, il concerto del 27 luglio 1986 al Népstadion, ottantamila persone, Freddie Mercury vivo (vivo fisicamente e al massimo delle sue energie, una leggenda poi non muore mai), l’Europa divisa in due e il rock occidentale che entrava oltre la Cortina di ferro prima ancora che ci riuscisse la Storia.

Quarant’anni dopo la Cortina di ferro non c’è più (insomma), l’Unione Sovietica non c’è più (c’è la Russia putinana, non so cos’è peggio), Freddie Mercury non c’è più, mentre Brian May e Roger Taylor continuano ostinatamente a esserci (John Deacon invece ha avuto l’eleganza di sparire), eppure il più presente di tutti, da oggi, sarà ancora Freddie, sarà sempre lui.

Hanno rimasterizzato e restaurato il concerto in 4K, rimasterizzato l’audio dalle registrazioni originali e rimesso tutto nei cinema e negli IMAX (l’IMAX sceglietelo solo per l’audio al massimo, sono quasi tutti farlocchi, figuriamoci in un concerto non filmato neppure in IMAX). In realtà possiamo vedere Freddie Mercury nel 1986 meglio di quanto riuscissero a vederlo molti di quelli che erano davvero lì nel 1986, chi stava a cento metri dal palco vedeva un omino bianco che saltava (ragione per cui non sono andato mai a un concerto, e anche perché non voglio gente vicino, potrei stare sul palco, su una poltrona, al massimo).

Vedremo il sudore, i baffi, le vene del collo, i denti, ogni movimento degli occhi, una specie di miglioramento postumo della realtà. E Budapest non era un concerto qualsiasi. Era il Magic Tour, l’ultimo tour dei Queen con Freddie (Brian May ha dichiarato che Freddie disse “non ce la faccio più”, sebbene all’epoca non sapesse di essere affetto dall’HIV), e quello di Budapest fu il primo concerto rock occidentale in uno stadio dietro la Cortina di ferro. Ottantamila biglietti venduti, altre decine di migliaia di persone fuori, fan arrivati perfino dalla Russia e dalla Polonia. Il Muro di Berlino sarebbe caduto tre anni dopo, quando lo guardate sarete attraversati da un’energia mai vista e pensate cosa ha provato il pubblico di Budapest di allora.

Forse è questo il dettaglio che oggi vale più di tutto il 4K. La Cortina di ferro doveva impedire che le cose passassero da una parte all’altra, e invece certe cose passavano lo stesso: le canzoni, i dischi, le immagini, i desideri, i capelli sbagliati, Freddie Mercury (da me definito “l’unica divinità non inventata dall’uomo). La musica aveva un difetto geopolitico: era contagiosa. Come lo è oggi: da mesi mi scrivo con una ragazza russa che fa video su Freddie e i Queen, con tutte le limitazioni che bisogna inventarsi lì per un essere beccati (la stessa META, vale a dire Instagram, Facebook, Whatsapp, sono considerati un’ “organizzazione estremista”, i filorussi andassero lì, non gli faranno niente ma almeno spariscono dai social).

E dopo la Cortina cadde davvero. Non certo per merito dei Queen (evitiamo di riscrivere la storia come un videoclip di MTV, io però un po’ ci credo), però è difficile riguardare quelle ottantamila persone nel 1986 senza pensare che una barriera politica può vietare quasi tutto tranne il desiderio di ciò che c’è dall’altra parte.

Dopo quattro anni abbondanti di guerra tra Russia e Ucraina, forse si potrebbe tentare una strategia diplomatica nuova: proiettare Live in Budapestcontemporaneamente in tutti i cinema russi. Male che vada non funziona. La volta precedente, tre anni dopo, cadde la Cortina di ferro. I want to break free arriva a ogni popolo che si trovi under pressure. Oppure mandiamoci a vederlo Putin, almeno su quello si potrà convincere. Under pressure, c’è chi lo è di più e chi di meno, nei vari paesi del mondo, ma andate a vedere Freddie che ipnotizza il pubblico quando canta: Can’t we give ourselves one more chance? Why can’t we give love that one more chance? Why can’t we give love, give love, give love, give love Give love, give love, give love, give love?

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