In città scoppia la sci mania. E la neve resta

In città scoppia la sci mania. E la neve resta

«Dall’Alaska a Milano non credevo di trovare neve così bella», sorride Kikkan Randall. «Non ho mai visitato la città e mai avrei pensato di venirci per sciare». No, lei non è una turista incuriosita dall’abito invernale di Parco Sempione, ma è la reginetta americana di «Race in the city», seconda sia nelle gara individuale sia nella team sprint che ha chiuso ieri la tappa meneghina di Coppa del Mondo. Ci voleva un parere che più nordico non si può per sciogliere le polemiche che hanno accompagnato l’evento. Alle 14, mentre ancora risuonavano gli inni di Russia e Svezia sugli allori, gli organizzatori non sapevano: «Noi siamo pronti a restare - spiega Maurizio Gandolfi - ma una decisione non è ancora stata presa». E mentre anche il presidente del comitato Maurizio Dallocchio provava a lavorare di diplomazia proprio con l’assessore Chiara Bisconti che è stata sua allieva, i duecento volontari non sapevano che sorte sarebbe toccata loro: vegliare il manto o porzionarlo per portarlo via? «Abbiamo l'ordine di tagliare la neve a blocchi e caricarla sui camion», spiegava con amarezza Marco Mapelli, responsabile pista. Poi una folata di buon senso e Palazzo Marino mette in atto una saggia retromarcia al fotofinish: «Ok, lasciamo la neve». Due giorni o finché il sole non la sciolga sarà deciso solo oggi. Se sarà per più tempo gli sci club del comitato alpi centrali verranno qui ad allenarsi e un gruppo di maestri della Lombardia daranno lezione ai tanti curiosi che già da ieri sera si sono ripresi il tracciato, sfoderando sci sottili dimenticati in garage da tempo. Milano fa pace con questo inverno che arriva dai camion: ben più inquinante e costoso sarebbe riportare la neve su per le valli o scaricarla chissà dove. La città lo ha capito in tempo: la forza dei 30mila che in due giorni hanno assiepato il castello addobbato a castrum iperboreo, ha prevalso su tutto. E pazienza se, oltre le mura, la città abbia continuato a correre nel suo fine settimana di metà gennaio, incurante dell’invasione pacifica di questi atleti della fatica. «Questa è la tappa urbana di coppa meglio organizzata», si sgolava Federico Pellegrino ieri beffato in semifinale. «Io rifarei tutto, consiglio solo di aggiungere un secondo piccolo anello dove riscaldarci», chiosava David Hofer dall’alto del suo terzo posto in condominio con Fulvio Scola. L’amore fra neve e città può nascere per gradi: sabato era stata annullata la premiazione in piazza Duomo perché l’inverno e il clima di gara si fermava dentro il cortile della rocchetta. Inutile rischiare un bagno di anonimato sotto la Madonnina. La stampa alloggiata accanto alle raccolte egizie del castello ha però da subito promosso questa soluzione: «Mai lavorato in un posto così bello» - spiegava Jurg Capol direttore federale del settore Nordico - «Credo che il prossimo anno saranno gli atleti a richiedere un bis a Milano».

Compatibilmente dunque con la tanta Italia in calendario il prossimo anno e i Mondiali di Val di Fiemme, Race in the city tornerà a Milano: il budget di un milione e duecentomila euro è stato ampiamente ripagato. Contenti anche gli emuli di Bob Dylan alla chitarra, i mimi alla Rocchetta e i venditori di castagne: che bella questa neve di Milano.

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