Michela Giachetta
Ma quanti colori ha un documentario? Da ieri tutti. È infatti stata inaugurato ieri «Il RomaDocFest Tutti i colori del documentario», rassegna internazionale, giunta alla sua quarta edizione, in svolgimento alla Sala Trevi, fino al 12 giugno. L’obiettivo di questo festival - come sostengono gli organizzatori - «è quello di favorire la promozione e far emergere le produzioni audiovisive indipendenti e circuiti alternativi a livello locale, nazionale, internazionale, mettendoli a confronto fra loro». Il difficile, infatti, non è solo fare un film. Ma anche portarlo in giro, accudirlo, farlo crescere. Sostenerlo. Quasi come per un figlio, se ci è permesso il paragone azzardato. E il RomaDocFest nasce proprio con questo scopo: creare una vetrina audiovisiva indipendente per dare visibilità e risonanza al linguaggio del documentario, che oggi, grazie anche alla diversificazione dei sistemi di produzione, sta acquisendo una sempre maggiore presenza e consistenza. La rassegna si presenta con una nuova veste. E alcune conferme. Lascia da parte «il tema», per rilanciare il documentario nella sua libera espressione, aprendo così la sezione internazionale alle varie forme e i diversi contenuti prodotti da questo particolare tipo di film: 20 i documentari in concorso, che con produzioni e autoproduzioni, rivelano la realtà di paesi come la Polonia, la Spagna, il Brasile e, ovviamente, l’Italia. Ma allargarsi all’esterno non significa dimenticarsi da dove si parte. Si è quindi scelto di mantenere la «sezione Roma», collegandola al suo territorio limitrofo: otto giovani registi raccontano la capitale. Per quanto riguarda le novità, il festival si apre a nuovi e interessanti discorsi sul documentario dando vita a sezioni non competitive come la «rockumentary»: una vetrina su lavori presenti e passati legati al mondo del rock e alla musica in genere. Dai Cccp-Fedeli alla linea, al Parto delle nuvole pesanti, da Arrington de Dionyso Quartet agli storici Ramones: sono solo alcuni dei nomi presenti, che raccontano la loro realtà musicale attraverso film disancorati dall’immagine classica dei videoclip. Rimanendo nel «Fuori concorso», una sezione è riservata alle DdR, Donne documentariste romane. Dalle sfilate di moda nel carcere di Venezia, alle figlie che raccontano di madri e viceversa, da uno spaccato di un quartiere di Roma a due intere generazioni di registi che si confrontano, a una Argentina minacciata nella sua costituzione: su tutto questo lo sguardo di giovani donne romane, che si svela da dietro la macchina da presa e si rivela in cinque documentari.
La città si colora coi documentari
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.