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Colonnine in condominio: come si gestiscono spazi comuni e consumi

La nuova finestra per il bonus all’80% riapre la questione della ricarica nelle parti comuni: dall’uso degli stalli alla contabilizzazione dell’energia, quali sono le regole da seguire

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Con la nuova edizione del Bonus colonnine domestiche torna d’attualità la possibilità di installare infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici anche negli edifici condominiali. Per le installazioni effettuate fra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026, lo ricordiamo, il contributo è pari all’80% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 8.000 euro per le installazioni sulle parti comuni del condominio. Le domande possono essere presentate attraverso la piattaforma Invitalia fino al 31 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili.

L’incentivo rappresenta un’occasione per adeguare gli spazi comuni alla diffusione delle auto elettriche. Una volta installata la colonnina, però, soprattutto se a disposizione di più condòmini, si pongono questioni diverse da quella dell’accesso al contributo: come deve essere organizzato il suo utilizzo? Chi può occupare gli spazi destinati alla ricarica? E come vengono conteggiati i consumi? Cerchiamo di capire di più.

Colonnina e posti auto: come si utilizzano gli spazi comuni

La prima questione riguarda gli spazi fisici necessari alla ricarica. La presenza di una colonnina in un cortile o in un’autorimessa condominiale non comporta automaticamente il diritto di un singolo proprietario a utilizzare in via esclusiva e permanente lo spazio antistante.

Il principio generale dell’uso delle parti comuni (art. 1102 del Codice civile, che rimane il punto di riferimento anche per le ricariche elettriche) stabilisce infatti che ciascun condòmino possa servirsi dei beni condominiali, a patto di non modificarne la destinazione e di non impedire agli altri di farne pari uso.

Quando gli stalli disponibili sono pochi rispetto al numero degli utenti, diventa fondamentale organizzare concretamente l’utilizzo della struttura. Il regolamento condominiale, o una specifica delibera dell’assemblea, possono disciplinare le modalità di accesso, evitando che lo stallo venga trasformato di fatto in un “parcheggio privato”.

Per evitare contestazioni, la soluzione migliore consiste nell’individuare regole chiare: ad esempio la liberazione obbligatoria dello stallo entro un lasso di tempo prestabilito dal termine della ricarica, prevedendo eventualmente disincentivi o penali simboliche per chi lascia l’auto collegata a carica ultimata.

Chi decide l’installazione della colonnina

Per le infrastrutture collocate nelle parti comuni, la decisione passa normalmente dall’assemblea condominiale, che può approvare le opere necessarie con le maggioranze agevolate previste dalla legge.

C’è però una tutela fondamentale prevista dal D.L. 83/2012 nel caso di inerzia dell’assemblea. Se il condominio rifiuta di assumere la decisione, o non delibera entro tre mesi dalla richiesta formulata per iscritto, il singolo condòmino può procedere a proprie spese all’installazione, sfruttando anche le parti comuni (per il passaggio dei cavi o il fissaggio della wallbox a una parete condominiale), a patto di non alterarne la destinazione, non pregiudicare la sicurezza dell’edificio e non impedire agli altri di farne un pari uso.

L’elettricità non può finire indistintamente nelle spese di tutti

Una volta sciolto il nodo installazione, resta quello dei consumi. Se la colonnina è collegata all’impianto elettrico condominiale, occorre evitare che l’energia utilizzata per ricaricare le automobili dei singoli residenti venga confusa con quella necessaria per l’illuminazione, gli ascensori o gli altri servizi comuni.

Il fatto che l’infrastruttura sia collocata in una parte comune non significa che il costo dell’energia debba ricadere su tutti i condòmini. Il punto è individuare un sistema che permetta di attribuire i consumi agli effettivi utilizzatori. A seconda della configurazione dell’impianto, si possono utilizzare:

sistemi di contabilizzazione dedicati (sotto-contatori o contatori con lettori RFID/App) in grado di profilare i singoli utenti e addebitare direttamente i costi dell’energia utilizzata;

allacciamenti diretti ai contatori privati delle singole unità immobiliari, ove la struttura e la distanza dal box lo consentano.

Prima dell’installazione è quindi indispensabile definire in modo rigoroso le modalità di misurazione e di ripartizione periodica delle spese.

Se le auto da ricaricare diventano molte

Un ulteriore tema critico è la potenza elettrica disponibile. Una singola colonnina può non creare particolari difficoltà, ma la situazione cambia quando più veicoli si collegano contemporaneamente. Prima di procedere è necessario verificare che l’impianto sia adeguatamente dimensionato.

Oltre a valutare un eventuale aumento della potenza contrattuale del condominio, un’ottima soluzione tecnica è l’adozione di sistemi di gestione dinamica dei carichi (Load Balancing), capaci di distribuire intelligentemente la potenza disponibile tra le diverse vetture in carica. In questo modo si possono evitare sia i picchi di consumo che farebbero scattare il contatore generale, sia costi fissi eccessivi legati ad aumenti troppo elevati di potenza.

Installazione a regola d’arte e sicurezza

L’ultimo aspetto riguarda la sicurezza dell’impianto. Le infrastrutture che accedono all’agevolazione devono essere nuove, realizzate a regola d’arte e dotate della dichiarazione di conformità prevista dal D.M. 37/2008.

Quando le colonnine vengono installate all’interno di autorimesse condominiali interrate o chiuse, occorre inoltre rispettare le specifiche linee guida di prevenzione incendi definite dai Vigili del Fuoco (come la presenza di dispositivi di sgancio elettrico di emergenza).

Per il condominio, dunque, il contributo dell’80% non è soltanto un’opportunità di risparmio, ma un’occasione per pianificare correttamente spazi, accessi, contatori e potenze elettriche, evitando che un’innovazione pensata per la mobilità sostenibile si trasformi in una causa di liti tra vicini di casa.

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