«Per anni si è pensato di aumentare la competitività comprimendo salari e stipendi. Il risultato è stato l'impoverimento del ceto medio e il crollo della domanda interna, che oggi rappresenta uno dei principali problemi dell'economia italiana». Parte da qui l'analisi di Andrea De Bertoldi (Lega) nel corso del Cnpr forum Il ceto medio italiano: una risorsa da tutelare, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Secondo De Bertoldi, la strada per rilanciare il Paese passa attraverso l'aumento dei salari e una maggiore competitività del sistema Italia, così da trattenere i giovani e valorizzare gli investimenti fatti sulla loro formazione.
Sul ruolo strategico del ceto medio è intervenuto anche Pino Bicchielli (Forza Italia) che ha definito questa fascia sociale «la spina dorsale del Paese». Bicchielli ha ricordato gli interventi messi in campo dal Governo per ridurre il cuneo fiscale e restituire potere d'acquisto alle famiglie, sottolineando la necessità di investire in sanità, occupazione e incentivi alle imprese. Centrale anche il tema della fuga dei giovani all'estero: «Lo Stato investe nella loro formazione e poi queste competenze finiscono in altri Paesi», ha osservato il parlamentare di FI, rilanciando la necessità di un sistema meritocratico capace di offrire stabilità, casa, lavoro e prospettive di crescita.
Di segno diverso l'analisi di Ylenia Zambito (Pd), segretaria della Commissione Lavoro a Palazzo Madama. Per Zambito il ceto medio italiano si è impoverito non solo economicamente ma anche nei diritti e nell'accesso ai servizi essenziali. Dalla sanità ai trasporti, passando per scuola e università, le famiglie si trovano sempre più spesso costrette a sostenere costi elevati senza ricevere servizi adeguati. Da qui la richiesta di ricostruire uno Stato sociale forte, investendo nella sanità pubblica, nella casa e nella qualità della vita. «La fuga dei giovani è una vera emergenza nazionale ha spiegato perché il Paese perde competenze e futuro produttivo». Per la parlamentare dem servono investimenti pubblici e privati, salari più alti e un contrasto deciso al precariato.
Molto critica nei confronti dell'esecutivo Carmela Auriemma (M5s): «Il ceto medio oggi è la fascia maggiormente colpita dal Governo Meloni, Non solo perché non ci sono stati interventi veri di riduzione delle tasse ma solo slogan. Anche gli interventi come la riduzione a tre delle aliquote dell'Irpef e il taglio del cuneo fiscale sono solo briciole di fronte all'inflazione e all'aumento dei prezzi. Parliamo di una fascia che parte dai 40mila euro arrivando fino agli 80mila euro che ha subito la privatizzazione dei servizi pubblici in sanità e nella scuola, vedendosi aumentati i costi a dismisura. In Italia, non ci sono politiche per i giovani, c'è un problema di salari e di inserimento nel mondo del lavoro. Cresce la presenza dei neet tra i giovanissimi e non si vedono misure destinate a contrastare efficacemente questi fenomeni. Bisogna aiutare i giovani nell'acquisto della prima casa, favorire il merito, incentivare le assunzioni. Nulla di tutto questo è stato fatto. Le risorse dovrebbero essere prese da chi in questi anni ha maturato enormi extra profitti».
Dal confronto appare chiaro come il tema del ceto medio sia ormai
centrale nel dibattito economico e politico italiano. Salari, pressione fiscale, welfare, servizi pubblici e occupazione giovanile rappresentano nodi decisivi per il futuro del Paese e per la tenuta della sua coesione sociale.