Il commento Un «compromesso» liberista che fa risparmiare

La scelta dei conservatori britannici di adottare una strategia low cost per le amministrazioni locali, copiando il modello di business ideato da Ryanair nell'ambito del trasporto aereo, richiama subito alla mente la ben nota concretezza anglosassone. Se quel sistema è riuscito a far viaggiare milioni di europei a prezzi economici, perché non replicarlo nell'ambito della fornitura dei servizi locali? Con grande pragmatismo, tutti sono pronti ad apprezzare la possibilità di avere servizi efficaci senza gravare troppo sui conti pubblici.
In realtà, nonostante i luoghi comuni, la cultura inglese è segnata da forti conflitti ideali: fin dai tempi di Thomas Hobbes (che ha giustificato lo Stato moderno) e di John Locke (che ha dato una prospettiva liberale compiuta alla resistenza di fronte al potere). In tempi più vicini a noi, sempre da oltre Manica sono venuti il Rapporto redatto da Lord Beveridge, che nel 1942 ha posto le basi del welfare State del dopoguerra, e quella Dama di Ferro che negli anni Ottanta ha buttato a mare quell'eredità. La storia britannica è insomma caratterizzata da aspri contrasti culturali ed è ben lungi dall'essersi conclusa.
Il progetto dei servizi pubblici a basso prezzo segnala il ritorno di sensibilità thatcheriane, ma sul punto non mancano le ambiguità. David Cameron sa bene che il suo partito include componenti liberali e altre più legate ad una tradizione paternalista: tutto vuole meno che si approfondiscano tali distanze. Il progetto degli enti locali low cost può comunque offrire il percorso di un «liberismo possibile» condiviso, dato che per alcuni potrebbe essere una semplice razionalizzazione di quei servizi pubblici costruiti in decenni di intervento statale e per altri, invece, potrebbe rappresentare un modo per puntare ad una riduzione della pressione fiscale. L'ambiguità esiste, ma non necessariamente deve spiacere al leader conservatore. È comunque improbabile che, nell'imminenza delle elezioni, una prospettiva tanto di rottura diventi parte del programma elettorale: e non a caso dall'entourage del candidato premier già giungono distinguo e prese di distanza.
Ad ogni modo, quello che pensa Cameron non è decisivo, poiché l'idea ormai cammina sulle proprie gambe. Vi sono esponenti conservatori (ad esempio Michael Freer, amministratore di Barnet) che hanno molto investito in questa direzione e già vanno progettando servizi differenziati e «su misura»: secondo il principio che se paghi di più, vieni trattato meglio. Un obiettivo primario è proprio quello di ridimensionare significativamente la spesa, per poter poi tagliare le imposte: e questo elemento obbliga a sviluppare un'ulteriore considerazione.
Le scelte innovative del modello di business adottato da Michael O'Leary, l'inventore di Ryanair, non sarebbero state possibili senza una qualche liberalizzazione dei mercati. Più in generale, gli imprenditori possono poco senza un adeguato contesto istituzionale. Se Ryanair avesse trovato barriere insormontabili di fronte a sé e se qualche norma le avesse impedito di lanciare la propria sfida ai colossi delle società di bandiera, il suo modo originale di "fare impresa" non avrebbe mai visto la luce. L'antico contrasto ideologico interno al mondo britannico è quindi importante per cogliere il senso della controversia odierna. Ma essa non esisterebbe senza il sistema tributario locale britannico, che obbliga gli enti territoriali ad ottenere dai propri cittadini una parte delle loro risorse. A riprova che la concorrenza fiscale e istituzionale non solo abbassa le tasse, ma stimola pure la creatività del ceto politico.

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