Le attività commerciali sono i pilastri della coesione sociale e della vivibilità di una città. È grazie alle piccole attività locali se i territori riescono a brulicare di rapporti e servizi creando una comunità. Per questo motivo la Regione Lombardia ha approvato una serie di iniziative a sostegno delle attività commerciali del territorio. Le decisioni sono state prese sulla base della legge regionale numero 6 del 2010, che traccia le linee guida per la crescita equilibrata dei diversi modelli distributivi.
Il primo grande pilastro è il bando del 19 marzo dedicato proprio ai Distretti del commercio. Con un budget di 63 milioni di euro, l'obiettivo è rifare il look alle aree urbane, creare servizi utili a cittadini e imprese e promuovere il territorio. È una formula che funziona: in Lombardia si contano già 237 distretti - divisi tra 75 urbani e 162 che uniscono più comuni -, capaci di fare rete in ben 993 comuni. Il successo è confermato dai numeri passati, visto che il bando del 2022 aveva già distribuito 57 milioni di euro a 149 progetti.
C'è poi un'attenzione speciale per l'anima del territorio: le attività storiche e di tradizione. Parliamo di negozi, locali e botteghe artigiane che portano avanti da generazioni la stessa insegna, gestione o categoria merceologica. Oggi questo albo d'oro conta più di 4.450 realtà. Per aiutarle a non mollare e a rinnovarsi, la Regione mette sul piatto tra gli 8 e i 10 milioni di euro l'anno. Tra il 2022 e il 2025 un bando specifico ha stanziato 25 milioni di euro per 1.412 attività storiche, muovendo così investimenti sul territorio per altri 50 milioni.
Ma l'occhio è attento anche al futuro, grazie ai sostegni di chi parte da zero. Il bando Nuova Impresa offre contributi a fondo perduto fino al 50% delle spese - fino a un massimo di 10 mila euro - a chi apre una nuova attività e autonomi. C'è anche una misura dedicata alle aree più piccole e isolate col bando Nuova Impresa - Piccoli Comuni e Frazioni: nei piccoli comuni o nelle frazioni rimaste senza negozi da almeno sei mesi, chi decide di aprire un'attività di alimentari o di prima necessità può contare su un aiuto a fondo perduto che arriva fino a 40 mila euro. A questo si aggiungono i fondi europei, usati per finanziare tre capitoli chiave: l'ammodernamento delle strutture, l'efficientamento energetico e la digitalizzazione delle piccole e medie imprese.
Infine, c'è il capitolo delicato dell'accesso al credito. La misura Confidiamo nella ripresa propone un finanziamento a medio termine tramite i Confidi fino a 20 mila euro, alleggerito da una garanzia regionale gratuita e da un contributo a fondo perduto pari al 10% della somma, la cui erogazione è subordinata alla restituzione del finanziamento ricevuto.
C'è anche il Microcredito per piccole imprese e autonomi, che funziona con un gioco di squadra: la Regione copre il 40% delle spese con un prestito a tasso zero, mentre il restante 60% arriva da un soggetto finanziatore (operatore di microcredito o Confidi). Il vero vantaggio? Una volta restituito il primo 20% del totale e rendicontato l'investimento, la Regione abbuona e cancella la metà del suo prestito.