L’incontro con la persona «sbagliata», in anni difficili, quelli della pandemia. Un periodo doloroso alle spalle, una ferita psicologica e la giovanissima età. Tanto c’era già nel suo passato prima di incontrare un uomo poco più grande di lei che, nascondendo le sue reali intenzioni dietro comportamenti rassicuranti, ha ottenuto la sua fiducia piano piano. Prima sui social, poi di persona. Era poco più che ventenne la ragazza che, manipolata da un 27enne agente della penitenziaria, ha a poco a poco attraversato un percorso di vita ancora più tortuoso e inquieto, fatto di incontri sessuali a pagamento in luoghi pericolosi e degradati. Alcuni parcheggi poco frequentati della città e un hotel in zona stazione Centrale hanno fatto da sfondo a situazioni di cui ancora oggi porta il segno. Sono tre gli episodi riportati nei capi di imputazione a carico dell’agente, in forze nel carcere di San Vittore, che è stato condannato a un anno e 8 mesi con la sospensione condizionale della pena. L’accusa è sfruttamento della prostituzione, che punisce chiunque in qualsiasi modo favorisca, sfrutti, induca o gestisca gli altri in questo senso. L’agente avrebbe materialmente accompagnato la ragazza sul luogo degli incontri, procurato i clienti, talvolta addirittura contattandoli personalmente con il proprio telefono e intascando una parte dei proventi.
La condanna è stata inflitta dalla giudice monocratica Elisabetta Santini nella nona sezione penale del tribunale: la pena di poco al ribasso dopo che la viceprocuratrice onoraria aveva chiesto una condanna a 3 anni. L’inchiesta, condotta dal pm Pasquale Addesso, è stata scrupolosa dopo la denuncia della ventenne che nell’aprile 2021 si è presentata dai carabinieri della stazione di Porta Garibaldi con una foto dell’uomo. Ha poi fornito il suo pseudonimo e depositato gli screenshot di una conversazione su Instagram. Niente è stato lasciato al caso, dagli accertamenti tecnici sui dispositivi elettronici di entrambi, all’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche.
Come ha messo in rilievo l’avvocato della ragazza, Alessandra Silvestri, nelle conclusioni della parte civile, l’uomo sarebbe stato «pienamente consapevole della sua fragilità psicologica», e avrebbe strumentalizzato «cinicamente quella condizione di vulnerabilità per finalità di lucro».
Non è escluso che l’agente, oggi 33enne, difeso dall’avvocato Mario Marino, e che ha sempre sostenuto che gli incontri non fossero stati a pagamento, faccia ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
