Alla fine Jacques Moretti è finito di nuovo dietro le sbarre. Ma non per quello che avremmo pensato tutti noi. Intendendo con «noi» tutte le persone dotate di buonsenso, qualità che, con ogni evidenza, scarseggia nella precisissima e perfettissima Svizzera. Dunque: Jacques Moretti, titolare del Le Constellation a Crans-Montana, locale tragicamente noto per il rogo di Capodanno nel quale sono morti 41 ragazzi (di cui sei italiani) e sono rimasti feriti in 116, è stato arrestato per violenze sulla moglie Jessica. Lungi da noi minimizzare la violenza domestica: è l’ultima pennellata che tratteggia, al netto di ogni garantismo, un profilo nettamente criminale. Ma a 235 giorni dalla strage, 235 giorni di indecisioni, tentennamenti e oltraggi da parte della giustizia svizzera, l’arresto per violenza sulla moglie sembra l’ultima beffa alle vittime e alle loro famiglie.
Moretti, a oggi, ha trascorso poco più di 15 giorni (sic) in carcere per quella che rimarrà nelle cronache come una carneficina. Ma evidentemente per i giudici svizzeri non lo era abbastanza.
Anche se non ci voleva un criminologo per capire che da quella tragedia non si poteva che precipitare nell’abisso declinato in tutte le sue sfumature, compresa la vigliaccheria delle botte alla moglie. Evitabili, come, molto probabilmente, anche quella carneficina. Meglio un Moretti in carcere che a piede libero, qualunque sia l’imputazione.
Meglio tardi che mai, forse.
Anche gli orologi rotti segnano l’ora giusta due volte al giorno. Persino quelli svizzeri.
Speriamo che per Moretti, questa volta, non ci sia un terzo tempo.
