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Cronaca giudiziaria

Attentato a Ranucci, Lavitola resta in carcere: confermata anche l’aggravante mafiosa. I pm: “Nelle chat tra i due cancellazioni sospette”

Respinta la richiesta dei domiciliari. L’ex editore si è assunto “tutte le responsabilità” come mandante, sostenendo di non voler fare male a nessuno

Valter Lavitola resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma, respingendo le istanze delle difese, ha confermato la misura cautelare in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. I giudici hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso.

Lavitola, nel corso dell’udienza di lunedì scorso, ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci ‘’c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me’’. Lavitola si è nuovamente assunto ‘’tutte le responsabilità’’ come mandante dell’attentato, spiegando che ‘’l’idea della bomba’’ è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato ‘’un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno’’.

Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. Richiesta respinta dal Riesame. A margine della decisione i legali di Lavitola hanno dett di non dodividere la decisione: “Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”.

Sotto la lente dei carabinieri di Roma e Frascati che, coordinati dalla procura di Roma (pm Edoardo De Santis) stanno indagando sull’attentato a Sigrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre del 2025, ci sono buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. È quello che sta emergendo dall’analisi dei cellulari e dal pc sequestrato al faccendiere, accusato e reo confesso di essere il mandante dell’attentato. I buchi nelle comunicazioni, a quanto si apprende da fonti investigative, risalgono a fasi antecedenti ma anche posteriori all’attentato. Per questo, sono in corso ulteriori accertamenti.