Avrebbe simulato per mesi di essere vittima di intimidazioni, arrivando a inscenare un attentato alla propria abitazione. Per questo i carabinieri di Bassano del Grappa hanno eseguito un decreto di perquisizione personale, domiciliare e informatica nei confronti di Adriano Cappellari, collaboratore di alcune testate giornalistiche locali, indagato dalla procura per incendio, calunnia, simulazione di reato continuata, procurato allarme e truffa ai danni di ente pubblico.
L’inchiesta è partita dall’esplosione avvenuta il 30 maggio scorso a Enego (Vicenza), quando un ordigno provocò danni agli immobili confinanti. Le immagini dell’impianto di videosorveglianza della famiglia del giornalista avevano ripreso una persona a volto coperto che, dopo aver lanciato una busta contenente minacce di morte rivolte a Cappellari, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, collocava davanti all’abitazione un involucro con bombolette di gas, alcol, liquidi infiammabili e artifici pirotecnici.
Secondo gli investigatori, l’episodio presentava forti analogie con altri atti intimidatori denunciati dallo stesso Cappellari tra novembre 2025 e febbraio 2026: lettere anonime con minacce di morte, fotografie dell’uomo, di Meloni e di don Patriciello con i volti cerchiati in rosso e contrassegnati da una ‘X’, oltre a una busta contenente tre cartucce calibro 22.
Dopo tali episodi erano state disposte misure di tutela nei confronti del giornalista, dapprima con vigilanza radiocollegata e successivamente con un dispositivo di protezione dei carabinieri, comprensivo di veicolo istituzionale e personale di scorta.
La svolta nelle indagini
Determinanti sarebbero stati gli accertamenti sui materiali utilizzati nell’ordigno. I carabinieri hanno ricostruito, attraverso acquisti effettuati su una piattaforma di e-commerce, che le bombolette di gas e le bottiglie di alcol impiegateerano state ordinate e pagate da Cappellari poche settimane prima dell’esplosione utilizzando una carta di credito e un numero di telefono a lui riconducibili. Gli investigatori evidenziano inoltre che l’altezza dell’indagato è compatibile con quella della persona ripresa dalle telecamere e che le immagini registrate la sera dei fatti collocherebbero Cappellari nei pressi dell’abitazione negli stessi minuti in cui venne azionato il dispositivo incendiario.
Sindacato Giornalisti Veneto
“Le prove raccolte a carico di Cappellari risulterebbero molto pesanti, facendo emergere unprofilo del mitomane e per di più pericoloso”, afferma il Sindacato giornalisti del Veneto. “La presunzione d’innocenza non si nega a nessuno: Cappellari avrà modo di difendersi”. Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti veneto “prende atto dell’evoluzione delle indagini sul caso delle presunte minacce e attentati ai danni del giovane aspirante giornalista Adriano Cappellari, al quale aveva espresso solidarietà. Ora il comunicato del procuratore capo di Vicenza, Lino Giorgio Bruno, cambia radicalmente la prospettiva”.
