Emergono nuovi dettagli sul delitto di Garlasco. A partire dalle parole di Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dell’Arma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova indagine sulla morte di Chiara Poggi.
“Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma”, ha detto Portera.
“Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P”, precisa in merito al materiale genetico sui pedali della bici di Stasi, “deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell’ambito dell’ultima fase di lavorazione della specifica traccia”.
Garlasco, chiusa la nuova indagine su Andrea Sempio. “I Ris di Parma sapevano che Stasi era innocente già nel 2007, ma nascosero la prova del Dna sui pedali”. Garofano: “Fantascienza”Per Portera, “è importante distinguere con chiarezza l’attività tecnica su uno strumento dalla responsabilità dell’analisi, della valutazione e dell’interpretazione dei profili genetici, attività che, nel caso specifico, non sono mai state da me svolte. Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo - sottolinea -, né firmato verbali o referti del caso Garlasco”.
“L’attività a cui può essere ricondotto il mio accesso - prosegue il genetista - consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user”.
“Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale, ossia l’inserimento di un campione già lavorato da altri, attività priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nell’ambito della gestione di una delle numerose tracce sottoposte ad analisi - ribadisce -. La natura del tutto marginale di tale attività è ulteriormente confermata dal fatto che solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell’accesso al campione in questione, ricordando un episodio che, all’epoca, rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni”.
La difesa di Stasi: “Nuovi elementi disintegrano la condanna”
All’indomani delle ombre gettate dalla difesa e dalla Procura di Pavia sulla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici dell’allora fidanzato, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi, commenta: “Nel momento in cui viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la teoria dello scambio, della sostituzione, vengono meno le biciclette fantasma, cioè cosa resta? Che non può che essere stato Stasi perché aveva confidenza con la vittima? Credo che lo capisca chiunque che è un elemento centrale di quella condanna. Noi possiamo andare in revisione con gli elementi a discarico di Stasi o con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza di condanna”.
Il consulente della famiglia Poggi: “Sui pedali della bici c’è Dna di Chiara Poggi, nessun segreto”
Intanto, Marzio Capra, consulente della famiglia della vittima presente fin dalla fase iniziale nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco, cerca di mettere ordine su quanto accaduto nel 2007. “Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi”.
I dati grezzi su quelle analisi sono stati consegnati lo scorso novembre dal Ris di Parma alla Procura di Pavia che, di recente, ha riaperto l’indagine sul delitto del 13 agosto 2007.
Dati che la difesa del condannato Alberto Stasi - svela il procuratore Fabio Napoleone - confuta in una consulenza: se il 19 settembre 2007 il consulente tecnico del pubblico ministero rivela “oltre ogni ragionevole dubbio” la presenza della traccia genetica della vittima sui pedali della bici dell’allora fidanzato, il giorno successivo due contro analisi danno un esito negativo, ma quel dato viene omesso nell’indagine coordinata da Vigevano, portando al fermo del 24 settembre 2007 (non convalidato) e negando così un elemento utile “a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”.
Eppure, la versione del genetista Capra - contattato dall’Adnkronos - è diversa e racconta “di contro analisi note fin da subito alle parti e di risultati mai nascosti tanto che sono messi nero su bianco nella relazione del 2007 del Ris di Parma”.
Terremoto su Garlasco, Stasi “incastrato” per l’omicidio di Chiara PoggiL’equivoco, se così si può chiamare, è quello di aver messo a disposizione della nuova indagine “i dati grezzi catalogati non per data di ‘corsa’, cioè di analisi, ma di modifica” spiega il consulente di parte. “Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece, e lo scrive anche il consulente della procura Carlo Previderè, una ‘corsa’ del campione inibito del 10 settembre 2007”. Evitando un linguaggio tecnico il tentativo di analisi del 10 settembre fallisce e per nove giorni i Ris di Parma lavorano per ‘pulire’ il campione rilevato sui pedali.
“Il 19 settembre 2007 viene eseguita un’amplificazione del dna e la provetta viene carica sul sequenziatore, ma la macchina dà problemi di corsa”: un intoppo che i Ris di Parma hanno segnalato immediatamente nei dati grezzi come “campione evaporato”.
Il risultato è monco: “il campione mostra il profilo genetico di Chiara Poggi per 6 marcatori”. Il tentativo di analisi viene ripetuto qualche ora dopo e “il campione caricato in doppio restituisce due profili perfetti: 15 marcatori sono di Chiara Poggi. È un risultato importante che gli esperti di Parma segnalano” sottolinea Marzio Capra. Ma i Ris che lavorano sotto la guida del generale Luciano Garofano non si fermano e tentano di rafforzare l’indizio raccolto: sul campione del 10 settembre 2007 viene fatto un altro tentativo dall’esito negativo. Un test che comporta una modifica nella data del file, “come rileva lo stesso consulente della Procura di Pavia. La run date è 10 settembre, ma la data modificata indica 20 settembre 2007 e lo scrive nella sua consulenza, depositata nella prima chiusura dell’inchiesta sull’indagato Andrea Sempio, lo stesso genetista Previderè”.
Quel risultato che rileva “nessun profilo utile a comparazione”, arriva prima del risultato dei “due profili completi femminili perfettamente compatibili per 15 marcatori con Chiara Poggi” rivendica Marzio Capra.
“Ciò che conta è la run date e la relazione del Ris conferma che se inizialmente siamo di fronte a un risultato negativo l’ultimo esito restituisce, invece, il dna della vittima sulla bici di Alberto Stasi” conclude il consulente della famiglia Poggi. Una traccia genetica che non basta per la colpevolezza dell’allora fidanzato, assolto due volte in primo grado e in appello, e che per la Cassazione conta relativamente rispetto al mosaico di indizi che hanno portato nel 2015 alla condanna in via definitiva a 16 anni di carcere.
