Da 17 a 15 anni di reclusione. La Corte d’appello di Bologna, sezione minorenni, ha ridotto la condanna per il ragazzo che il 25 ottobre 2024 uccise a Piacenza Aurora Tila, 13 anni, gettandola da un balcone. L’imputato, ex fidanzato della vittima, all’epoca dei fatti aveva 15 anni.
I giudici hanno concesso al giovane le attenuanti generiche, formulando un giudizio di equivalenza tra le attenuanti - comprese quelle legate alla minore età - e le aggravanti contestate per l’omicidio, lo stalking e la relazione sentimentale con la vittima. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
La Procura generale, con la sostituta pg Silvia Marzocchi, aveva chiesto una condanna a 15 anni e sei mesi, riconoscendo le generiche in considerazione della confessione resa dal ragazzo. Secondo l’accusa, inoltre, la pena di 17 anni inflitta in primo grado era stata calcolata erroneamente partendo da 25 anni anziché da 24, sui quali applicare poi la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato.
La decisione lascia profondamente insoddisfatta la famiglia di Aurora. «Il problema parte dalla Procura generale. Se chiede uno sconto, da parte mia non c’è nessuna critica per la Corte di appello», ha detto l’avvocato Emilio Malaspina, che assiste i familiari della tredicenne. Il legale contesta soprattutto il peso attribuito alla confessione, arrivata soltanto nel luglio 2026, dopo che l’imputato aveva fornito versioni diverse: prima sostenendo che Aurora fosse scivolata, poi che si fosse gettata volontariamente.
«È una confessione strumentale», ha affermato Malaspina, ricordando che il ragazzo aveva presentato appello continuando a chiedere l’assoluzione e aveva ammesso l’omicidio solo al momento della discussione del processo. «Aurora aveva 13 anni, la vittima di femminicidio più giovane d’Europa». Il legale ritiene improbabile un ricorso in Cassazione e dunque la condanna potrebbe diventare definitiva.
Durissime le parole di Morena Corbellini, madre di Aurora, che ha ricordato anche la segnalazione della famiglia su contenuti che il giovane avrebbe pubblicato sui social dal carcere. «Se dopo un mese di buona condotta questo aveva il cellulare in carcere, usava Instagram... Allora che facciamo? Gli diamo l’Oscar perché ha ucciso una bambina?». La madre ha lamentato anche l’assenza di qualsiasi gesto di scuse da parte della famiglia dell’imputato. Un epilogo processuale che per i familiari di Aurora rende ancora più difficile accettare una vicenda speventosamente dolorosa.
