La decisione del gip di Torino di scarcerare il 42enne bengalese accusato di violenza sessuale nei confronti di una 13enne all’interno del minimarket dove lavora ha sollevato molte polemiche. Per il giudice la “collaborazione” dell’uomo, unica al “pentimento” e al “dispiacere” per quanto avvenuto, sono stati sufficienti per non confermare la custodia cautelare in carcere per l’uomo, come chiesto dal pm, optando per un ben più blando obbligo di firma in attesa del processo. Ma ora la procura di Torino ha deciso di impugnare il provvedimento al tribunale del Riesame.
Nel frattempo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha deciso di inviare gli ispettori a Torino per raccogliere informazioni utili, decisione condivisa con Giorgia Meloni. E dall’avvocato Roberto Capra, presidente della Camera penale del Piemonte occidentale è arrivata una forte critica sotto forma di satira nei confronti della scelta del ministro. “In una traversa di via Arenula, all’ammezzato sottoterra, tra la polvere di anni di placida incuria, di ritorno da un mesetto di vacanza a Ostia, Tore e Ispe, amici di vecchia data, stavano facendo la pennichella post prandiale quando arriva un fax dal capo supremo. Ispe, la cui sedia è da sempre inopinatamente la più vicina al fax, prende il foglio sputato lentamente dalla macchina e subito sul suo volto si disegna una smorfia tra il dolore e lo sbigottimento”, si legge nel documento condiviso sul profilo Facebook pubblico dell’avvocato.
“Ma che c’annamo a fa’ di nuovo a Torino?”, si legge ancora, evidenziando probabilmente l’inutilità di quella scelta. A quelle parole, comprendendo immediatamente il dramma in divenire, Tore si avvicina e gli strappa il fax di mano: “Ma che è? N’artra ordinanza che scarcera qualcuno prima del processo?”. Ma “dobbiamo annà pe’ davero o è come le artre volte che Carlé lo dice ai giornali ma poi non ci muoviamo d’un metro?”. Ovviamente, “Carlè” è il modo in cui viene chiamato il ministro in questa storiella con protagonisti Tore e Ispe, che ipotizzano di dover “andare fin lassù” perché “sennò Vannacci prenne più voti di questi (la maggioranza di governo, ndr) perché se mette a di’ che dobbiamo fa’ i rastrellamenti come quando c’era Lui”. I due ispettori della storiella satirica concludono che resteranno “acquattati” a Roma “tanto domani ne capita un’altra e tutti si dimenticano”. Invece, l’ispezione (inizialmente documentale) è iniziata questa mattina.
Contro l’ispezione è scagliata anche l’Anm, tramite il presidente Giuseppe Tango, secondo il quale “un magistrato – il sostituto procuratore di Torino – davanti a un’odiosa violenza sessuale, ovvero il palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni, ha chiesto il carcere per un uomo accusato di aver commesso il fatto. Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, ha disposto invece un’altra misura cautelare, ovvero l’obbligo di firma. Un provvedimento che ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione. Non è una decisione definitiva. Non è neanche una sentenza, oltre a non essere né una condanna né un’assoluzione”. Eppure, dice l’Anm, “sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del Governo, che sono andati oltre la critica. Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti”. A Tango ha replicato il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, spiegando che “le leggi devono essere applicate e la consapevolezza deve tradursi in valutazione del rischio. Quando di mezzo ci sono minori, come nel caso della piccola tredicenne di Torino un sistema fondato sulle garanzie è chiamato a tutelare anche e soprattutto la parte più debole, e cioè la bambina vittima. L’invio degli ispettori da parte del ministro Nordio è dunque una risposta a una evidente esigenza di verifica”.
Il presidente dell’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Luigi Einaudi, Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, su X ha difeso la decisione del gip perché “qualunque atto sessuale commesso contro la volontà della vittima, ivi compreso il fugace palpeggiamento del seno all’esito di un duplice abbraccio consensuale, è un atto odioso, giustamente e severamente punito dalla legge. Tuttavia la stessa legge opera una drastica riduzione della pena, addirittura fino a due terzi in meno, ‘nei casi di minore gravità’ (articolo 609 bis ultimo comma), quale appunto può ragionevolmente considerarsi un palpeggiamento fugace”. E l’ordinanza cautelare del gip di Torino, scrive ancora Caiazza, “si muove all’evidenza in queste coordinate logiche e normative, e dunque applica una misura cautelare ritenendola evidentemente adeguata alla ‘minore gravità contemplata dalla norma e al comportamento collaborativo dell’indagato. Si può’ condividere o meno, ci mancherebbe. Con una sola avvertenza: essere bengalesi non costituisce, norme alla mano, una aggravante. O almeno, non ancora”.
Sul caso è però tornato anche il ministro Matteo Salvini rilanciando uno dei vecchi cavalli di battaglia della Lega contro la violenza sulle donne perché, dice, “se uno violenta una bambina di 13 anni deve prendere dei farmaci che impediscano di rimettere per il resto dei suoi giorni le mani addosso su dei bambini. Non mi accontento del carcere ed è surreale che il giudice abbia detto ‘l’ho trovato pentito’, ma la castrazione chimica che è già in vigore in diversi Paesi civili occidentali è la soluzione”. Il ministro Antonio Tajani, interrogato sul caso a margine della riunione ministeriale informale in corso a Wicklow, in Irlanda, ha sottolineato che liberare un reo confesso di violenza sessuale significa al tempo stesso delegittimare l’operato delle forze dell’ordine e opporsi all’azione determinata del governo per contrastare qualsiasi forma di violenza o abuso sulle donne, “è inaccettabile”, perché “quello che è successo a Torino ha dell’incredibile. Una violenza sessuale e un arresto... Le Forze dell’ordine hanno fatto prontamente il loro dovere, ma perché un magistrato decide di liberare un reo confesso che aveva compiuto un reato così grave?”. Quindi ha approvato la decisione di Nordio, che “bene ha fatto” a “inviare un’ispezione perché quello che é accaduto ha dell’incredibile ma é anche un fatto gravissimo, inaccettabile, che offende anche la coscienza comune, offende tutte le donne italiane”.
