Condanna ridotta in appello per Fares Bouzidi, il giovane alla guida dello scooter inseguito dai carabinieri su cui nel novembre 2024 ha trovato la morte Ramy Elgaml, a processo per resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di Milano Enrico Manzi - nel processo abbreviato - ha inflitto la pena di un anno e sei mesi e un risarcimento di mille euro a ciascuno dei sei carabinieri. Un anno fa, in primo grado, l'imputato era stato condannato a due anni e otto mesi e a un risarcimento di 2mila euro per ogni parte civile. Il pg aveva chiesto la conferma della condanna a 2 anni e 8 mesi, spiegando che si era trattato di un inseguimento legittimo e doveroso da parte dei carabinieri.
L'accusa di omicidio stradale
Fares Bouzidi, in un altro filone dell'indagine, è anche accusato di omicidio stradale in concorso con il carabiniere alla guida dell'auto che inseguiva il 19enne. Bouzidi guidava lo scooter inseguito per 8 km, per concorso in omicidio stradale. La procura ha chiesto per lui il rinvio a giudizio ma la data dell'udienza preliminare non è ancora stata fissata. Nell'inchiesta sono anche indagati altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d'arresto dell'amico di Ramy o per aver intimidito i testimoni oculari dei fatti facendo cancellare loro video e frame dell'incidente. Il carabiniere, Antonio Lenoci, difeso dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, è accusato di aver mantenuto "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga", con una "manovra particolarmente avventata". In quell'inseguimento, per i pm, ha agito "nell'adempimento di un dovere", anche se poi ha "ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge", con una "condotta di guida sproporzionata", anche rispetto alla "necessità" di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la "targa" del TMax. A lui sono contestate anche le lesioni nei confronti di Bouzidi, sempre per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere".
Fares Bouzidi: "Potessi tornare indietro non lo rifarei"
"Sono dispiaciuto di non essermi fermato, se potessi tornare indietro non lo rifarei. Sono dispiaciuto per il mio amico Ramy, ma non è colpa mia se è morto" le parole dell'imputato in aula stamattina. "Fares si è assunto le proprie responsabilità, ha ammesso la resistenza, ora ci aspettiamo la stessa presa di coscienza da parte dei carabinieri" il commento - prima del verdetto - dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende Fares.
L'incidente a novembre 2024
Il 24 novembre 2024 i militari intimarono l'alt allo scooter a bordo del quale il 19enne egiziano Ramy Elgaml viaggiava con Fares Bouzidi, l'amico 22enne che era alla guida. I due non si fermarono e cominciò l'inseguimento.
Dalla zona di corso Como, nella parte nord della città, si arrivò fino all'incrocio tra via Quaranta e via Ripamonti, a sud. Lì, secondo la ricostruzione, la gazzella dei carabinieri avrebbe urtato lo scooter, facendolo finire contro un semaforo. Per Ramy l'impatto è stato fatale.