Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
Cronaca giudiziaria

Uccise “Zack” a Rogoredo: per Cinturrino rito immediato

Insieme a sei colleghi, Cinturrino è indagato una lunga serie di capi d’imputazione, tra cui spaccio, estorsione, arresti illegali

Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere per l'omicidio di Abderrahim Mansouri del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, presente per le audizioni in incidente probatorio di tutti e sei i testimoni del caso Cinturrino a Palazzo di Giustizia a Milano, 10 aprile 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

La Procura di Milano ha chiesto il rito immediato per Carmelo Cinturrino, l’ex assistente capo del commissariato Mecenate, già espulso dalla Polizia e accusato dell’omicidio premeditato di Abderrahim Mansouri. Il marocchino 28enne, conosciuto come Zack, è stato ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo con un singolo colpo di pistola alla testa, a una distanza di circa trenta metri. Secondo l’inchiesta - costruita su accertamenti balistici, una mappatura tridimensionale, analisi tecniche e l’ascolto di numerosi testimoni - Cinturrino aveva più volte minacciato il giovane. Le frasi, riportate dai testi, erano chiare: «O ti arresto o ti ammazzo». E ancora, rivolgendosi ad altri: «Dì a Zack che se lo becco io lo uccido». «Mi raccomando, ricorda a Zack che lo ammazzo».

Quel pomeriggio, nell’ambito di un servizio di contrasto al traffico di stupefacenti, Cinturrino ha sparato al marocchino. Le aggravanti contestategli sono la premeditazione e la violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione. Sul rito immediato in Corte d’Assise, dove il 41enne rischia l’ergastolo, dovrà pronunciarsi il gip nei prossimi giorni.

I testimoni pusher e tossicodipendenti del bosco hanno raccontato di un sistematico taglieggiamento. L’ex poliziotto, che è in carcere dal 23 febbraio, avrebbe chiesto a Mansouri 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno. Il nordafricano si sarebbe opposto. Un teste oculare ha descritto la scena: «Mansouri stava per fuggire, aveva afferrato una pietra. Ha girato a sinistra, ha fatto due passi. Poi lo sparo: è caduto subito».

Dopo, la messinscena: una pistola finta appoggiata vicino al corpo. Un collega l’aveva portata dal commissariato. Alcuni testimoni erano stati rintracciati già nelle indagini difensive dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali della famiglia Mansouri.

Cinturrino, difeso da Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, ha sempre respinto l’accusa di omicidio volontario. «Si è abbassato e si è alzato, io lì ho avuto paura, ma Mansouri non mi aveva fatto nulla di personale».

Resta aperta l’altra tranche del procedimento, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia. Insieme a sei colleghi, Cinturrino è indagato una lunga serie di capi d’imputazione, tra cui spaccio, estorsione, arresti illegali. In totale 43 contestazioni. Sei testi sono già stati ascoltati in incidente probatorio, due di loro sono stati quindi denunciati dalla difesa per calunnia.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.